LA NUOVA VERA PANDEMIA

Accanto ai problemi sanitari che nessuno ha intenzione di minimizzare o addirittura di negare, pochi ammettono di trovarsi in presenza anche di un altro problema che al suo interno si sta mostrando sotto svariate forme e livelli di gravità.

Sto parlando del disagio psichico che adulti, adolescenti e bambini si trovano ad affrontare a causa della gestione del problema virus.

Gruppi di psicologi e ricercatori del sociale hanno unito le forze e studiato gli ultimi accadimenti: quarantene forzate, isolamento, stravolgimento delle abitudini, perdita delle sicurezze non solo economico e/o lavorative,

disfacimento del sistema scolastico sostituito da una non ben precisata metodica a distanza per altro nemmeno fruibile da tutti e i risultati sullo stato di salute mentale della popolazione è a dir poco allarmante.

Stefano Vicario primario U.O. Neuropsichiatria Infantile Sacro Cuore di Roma ha fornito un quadro emblematico della situazione:

  • il suicidio è risultata la 2° causa di morte tra i giovani (15 – 24 anni)
  • il 25% degli adolescenti ha comportamenti autolesionisti
  • le chat sono diventate i nuovi confessori in cui svuotare le proprie angosce ricevendone però in cambio giochi rischiosi che hanno portato in un paio di casi alla morte dei bambini che ci sono rimasti invischiati
  • uso di pillole in modo improprio ed esagerato probabilmente per l’impossibilità di reperire la droga tradizionale
  • ingestione di vetro e giochi di resistenza on line al dolore fisico.

Questo è solo uno spaccato di quello che è emerso dalla condivisione trasversale tra professionisti pubblici e privati.

Accanto a disagi prettamente legati alla sfera psicologica si è riscontrato anche un calo dei livelli di apprendimento con dei buchi di alfabetizzazione e acculturamento dal 30 al 50% rispetto a ciò che ci si aspetterebbe da studenti di medie e superiori, per non parlare delle classi inferiori.

Anche sul fronte dei matrimoni si è rilevato un aumento del 60% delle separazioni, il 40% di aumento delle violenze domestiche su donne e bambini e una delega pressoché totale alla didattica via web della scolarizzazione dei propri figli.

Niente giustifica il vuoto che i nostri ragazzi e bambini si trovano ad affrontare, non abbiamo nessuna scusante per come abbiamo lasciato franare un sistema educativo che era uno dei migliori al mondo e un sistema sanitario altrettanto buono che ora invece crea solo malati cronici se non peggio.

Solo il ritorno alla vera spiritualità, al vero Cattolicesimo può aprire la strada alla rinascita non della società, non dell’economia ma dell’essere umano, di quei figli di Dio che si sono dimenticati di avere un Padre.


PRIMI PASSI: UNA SCELTA CONSAPEVOLE DELLA FAMIGLIA

✔️ RESTAURARE LA SCUOLA CON FONDAMENTA CATTOLICHE

✔️ INSERIRE UN FILO CONDUTTORE CATTOLICO IN TUTTE LE DISCIPLINE

✔️ FORMARE L’UOMO DELLA NUOVA TERRA

➡️ L’ISTRUZIONE É OBBLIGATORIA NON LA SCUOLA


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ECCO IN COSA CONSISTE LA MISSIONE
✅ RISTRUTTURARE LA FORMAZIONE SCOLASTICA
✅ L’INSEGNAMENTO CATTOLICO COME FILO CONDUTTORE ✅ FAR NASCERE LA VOCAZIONE NEL CUORE DEI FANCIULLI
✅ RIDARE DIGNITÀ ALLE FAMIGLIE
✅ FORMARE I MAESTRI DI DOMANI

PRESENTAZIONE DEL NOSTRO PROGETTO: RISTRUTTURARE LE SCUOLE CATTOLICHE

LA NOSTRA ASSOCIAZIONE

Nasce l’11 febbraio del 2011, dopo un lungo periodo in cui sono state raccolte idee, proposte e scartate strade che portavano solo a Disperdere Energie e Buona Volontà, si è giunti al momento della Concretezza con la Nascita di un Progetto pilota di Scuola Futuristica.

L’idea è sorta dal Desiderio di creare un punto di Riferimento e di Appoggio alla Comunità, un Centro di Aggregazione e Supporto a persone in difficoltà nella gestione dei problemi familiari ed Educativi.

La scelta di iniziare la Nostra Rivoluzione dalla Scuola nasce dalla considerazione di Cosa la Nostra Società stia Diventando e di cosa sta creando per le Generazioni che verranno dopo di noi.

Si è formato un gruppo eterogeneo, unito dalla Preoccupazione per i Propri Figli, che ha scelto di Allontanarsi da una Visione Moderna di educazione scolastica.

Supportati da una vasta letteratura in merito ad esperienze simili già avviate, si è espresso il desiderio di Arricchire Ulteriormente il Bagaglio Didattico con gli Aspetti Spirituali del Catechismo.

La scuola in questi tempi è messa a dura prova dalle norme imposte dai governi e Molti Genitori non sanno più come affrontare la Necessità Educativa dei Loro Figli abbinandola agli aspetti di crescita e condivisione che solo nel gruppo dei pari può Cocreare il Loro Avvenire.

Senza entrare nel merito dei fatti di cronaca sanitaria, riteniamo che le ultime misure adottate Ledano lo Sviluppo Sano dei Bambini impedendo il giusto contatto attraverso il Gioco che è il primo Terreno di Sviluppo di una Psiche Sana ed Equilibrata, Fondamentale Humus per lo Sviluppo della Vita che verrà.

Ritorniamo alle Origini, gli Insegnamenti e gli Istituti erano tutti formati e strutturati dalla comunità Cattolica, l’unica che operava nel seno della Civiltà Tipica nostra Italiana negli ultimi 2000 anni.

Il Nostro Progetto prende Avvio da un appartamento di 80 metri quadri diviso in 3 stanze di cui la Prima (cucina) utilizzabile principalmente per le attività artistiche essendo dotata di lavandino.

La Seconda (il salotto) già usata per attività di gruppo può fungere da sala ricreativa, studio, palestra, riposo.

La Terza verrà dedicata ai bambini in età scolastica e doposcuola per lettura, lezioni, compiti etc.

Lo Spazio Esterno (giardino, portico e terrazze) verranno utilizzate per sport, creazione di un orto biologico, gioco con animali, attività artistiche di pittura e modellismo con soggetti dal vero.

Poiché abbiamo tastato sul campo quanto l’aver perso come punto di riferimento l’Insegnamento Cattolico abbia smantellato il tessuto sociale creando commistioni tra vari filoni di pensiero spirituale che hanno portato solo a confusione, Riteniamo Fondamentale Ritornare alle Origini della Nostra Cultura Cattolica inserendola come Caposaldo delle Nostre Classi.

Siamo aperti a chiunque condivida questo Obiettivo e Desiderio di Ripristinare la società nell’Insegnamento Cattolico Apostolico, dopo opportune e doverose premesse basilari riguardanti la storia recente, oggetto di astuta manipolazione volta all’aggredire le Menti Deboli Povere di Spirito.

Per quanto riguarda le Attività inerenti la Scuola Materna sono già stati redatti i testi che fungeranno da bussola formativa degli incontri, perché tutte le Attività che Intendiamo Svolgere avranno sì una connotazione Ludica sia l’intento di fornire le nozioni base per l’Ingresso all’Istruzione.

Per questo, Abbiamo creato un programma didattico specifico per ogni materia.

Questo è il programma per la scuola materna, la base da cui verranno stilati i programmi per ogni anno scolastico delle elementari che possono essere visionati sul sito ufficiale delle scuole parentali cattoliche.

Nel Dettaglio abbiamo pensato la nostra Giornata secondo degli orari che diano un Ritmo necessario allo svolgimento delle Attività ma senza Eccedere.

INFORMAZIONI TECNICHE: LA NOSTRA GIORNATA

programma per bambini da 4 a 8 anni 8.30 Ingresso Preghiera e breve Catechesi 9.00 Attività Didattiche 10.00 – 10.30 Ricreazione 10.30 – 12.30 Laboratorio 12.30 Pranzo 14.00 – 15.00 Attività Motoria 15.00 – 16.00 Attività di Studio 16.00 -19.00 Doposcuola

E’ previsto anche un Servizio Pomeridiano di accoglienza per famiglie che hanno bisogno solo di un supporto di babysitting o di aiuto nei compiti.

Per quanto riguarda le Attività all’Aperto è prevista la Creazione dell’Orto, il gioco con gli animali di casa, l’Attività Artistica con Laboratori Creativi utilizzando Materiali Reperiti nel Giardino per la creazione di manufatti, lo svolgimento dell’attività di Educazione Fisica di tipo Bioenergetico Dolce e in caso di maltempo il portico offre lo spazio adeguato per le attività sopraelencate.

ALCUNI SPAZI CHE SARANNO LE NOSTRE AULE E IN CUI CI DIVERTIREMO IMPARANDO

Tutto quello che Intendiamo Creare avrà alle sue Fondamenta l’Insegnamento Cattolico che fino a qualche decennio fa era alla base dello scorrere delle giornate e della Vita di Tutta la Comunità.

Il nostro intento è Ristrutturare quel Sistema di Vita con Nuova Linfa riportando nella Pratica e Nei Cuori dei Fanciulli l’Insegnamento di Gesù Cristo che è stato messo in disparte soprattutto nell’animo della gente.

La Pratica Cattolica Sarà l’Inizio della Nostra Rinascita come Esseri Umani e Futuri Cittadini di un Mondo Rinnovato Sotto il Segno di Cristo.

Il Presidente Emanuele Carsana


PRIMI PASSI: UNA SCELTA CONSAPEVOLE DELLA FAMIGLIA

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ECCO IN COSA CONSISTE LA MISSIONE
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✅ RIDARE DIGNITÀ ALLE FAMIGLIE
✅ FORMARE I MAESTRI DI DOMANI

ISCRIZIONI ALLA SCUOLA D’INFANZIA a.s. 2020/2021

Per poter ricevere il servizio che offriamo è indispensabile regolarizzare l’iscrizione quale socio alla nostra associazione e per questo segui le indicazioni che trovi nel link qui sotto

RAGGIO DI LUCE ATTIVA HWSXP SCUOLE CATTOLICHE

L’iscrizione ha luogo tramite compilazione, firma e invio da parte del genitore o di chi ne fa le veci dell’apposito modulo da richiedere alla segreteria della scuola.

telefonate al n. 338 4590695/328 4660049

Avviso a tutti i genitori

Vi ricordiamo che il pagamento della retta per la frequenza scolastica va sempre effettuato tramite c/c bancario/postale.


I pagamenti delle rette mensili, dovranno essere eseguiti dal giorno 01 al giorno 5 di ogni mese corrente


Nella causale del bonifico dovrà essere chiara l’indicazione del nome, cognome del bambino e del mese a cui si fa riferimento.


La causale invece per la quota di iscrizione una tantum sarà:

ISCRIZIONE ANNO SCOLASTICO 2020/2021 nome, cognome del bambino.


I pagamenti delle rette saranno eseguiti, in alternativa, con una delle seguenti modalità:

  • tramite bonifico da impartire alla propria banca
  • tramite bonifico da effettuare via home banking per chi si avvale del c/c via Internet
  • presso lo sportello BANCARIO/POSTALE

Dati bancari del beneficiario:

BANCO POSTA codice IBAN – IT35 H076 0110 9000 0105 0962 974

CODICE BIC/SWIFT – BPPIITRRXXX

IMPORTI:

QUOTA ISCRIZIONE ANNUALE 333,00€

QUOTA RETTA MENSILE 250,00€

QUOTA DOPOSCUOLA 15,00€ giornalieri

a favore di:

ASSOCIAZIONE CULTURALE RAGGIO DI LUCE ATTIVA

sezione HWSXP SCUOLE CATTOLICHE

CF 9413580549 Via A. Mosetti – 34072 Gradisca d’Isonzo (GO)

Ringraziamo fin d’ora per la collaborazione che abbiamo sempre riscontrato, nella speranza di dare un servizio migliore alle famiglie interessate.


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PROGRAMMA DIDATTICO quinta elementare

Arrivati all’ultimo anno delle scuole elementari i nostri angeli hanno fatto un sacco di esperienze e imparato tanto ascoltando, parlando e soprattutto divertendosi, perché apprendere è gioia, è allegria.

La soddisfazione di andare a casa da mamma e papà con una nuova conquista e condividerla con loro è un regalo per tutta la famiglia.

In quinta dobbiamo, però, anche pensare all’esamino che i bimbi faranno per ottemperare agli obblighi che ci troviamo a dover assolvere, ma niente paura dato che imparare facendo esperienza insieme ai compagni di gioco è il miglior sistema per fissare ricordi e sensazioni.

Le esperienze fatte con gli amici rimangono nell’anima e aiutano a fissare le informazioni didattiche che formano la cultura degli individui senza affaticare inutilmente le loro menti e alleggerendo i compiti istituzionali.

Quindi mettiamoci al lavoro, prendiamo i colori e tra lettere e numeri prepariamo un altro anno fantastico.

Oggi si dovrebbe dare ascolto alle parole del passato, agli insegnamenti degli anziani.

Le nostre comunità, le nostre scuole e le famiglie hanno bisogno di una profonda revisione o forse ancora meglio di un recupero di quegli aspetti del vivere la comunità come luogo di crescita e non di competizione.

Noi siamo una società basata su quello che si vede, si tocca e si fa e non certamente su quello che realmente pesa.

Oggi, ad esempio, non vengono più considerati normali metodi educativi violenti basati su percosse e punizioni, ma i nostri figli subiscono una serie di terribili soprusi in termini affettivi.

Non gli diamo uno scappellotto ma gli diamo botte da orbi sotto altri aspetti.

L’apparenza però è pulita: una forma di ipocrisia sociale.

L’abuso affettivo si determina tutte le volte che un bambino viene eccessivamente responsabilizzato, quando viene chiamato a immedesimarsi in parti che l’adulto non svolge perché immaturo, ma soprattutto quando viene storpiato nel suo libero movimento verso la socialità e la libera espressione.

Gli orari e gli intervalli sono gli stessi della 1ma classe quello che seguirà è un maggior dettaglio all’interno delle singole materie.


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PROGRAMMA DIDATTICO quarta elementare

Negli anni 60-70 furono messi in discussione gli aspetti violenti e prevaricatori per l’individuo ad opera delle istituzioni pubbliche o private e ciò portò a cambiamenti graduali nella scuola attraverso la creazione di ludoteche, animazione nei quartieri ad alta disgregazione sociale e strutture per portatori di handicap.

Operatori di base, volontari, professionisti e insegnanti che credono nella creatività come strumento, con una nuova pedagogia dell’arte tentarono di dare una risposta flessibile e personalizzata ad una popolazione malata, emarginata e sola.

Oggi almeno all’apparenza la situazione non ci sembra così tragica ma in realtà le famiglie sono in uno stato di sofferenza e confusione.

Per questo la nostra scuola oltre ad occuparsi dell’educazione dei piccoli ha nella missione il supporto alle famiglie con incontri aperti di conoscenza e condivisione delle loro narrazioni familiari e personali.

Tutto questo per far sentire le persone ancora parte di una comunità che ha le sue basi nell’insegnamento cattolico e nell’educazione delle generazioni future.

Gli orari e gli intervalli sono gli stessi della 1ma classe quello che seguirà è un maggior dettaglio all’interno delle singole materie.


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PROGRAMMA DIDATTICO terza elementare

La crescita delle future generazioni e la loro educazione è la missione a cui tutti siamo chiamati: genitori e non.

Con le scuole parentali cattoliche desideriamo impegnarci in prima linea contro lo sfacelo del sistema educativo e contro l’introduzione di materie che non riteniamo adeguate allo sviluppo equilibrato dei nostri bambini.

Riteniamo altresì importante la reintroduzione di materie quali l’educazione civica e domestica quali formatori di futuri appartenenti alla società consapevoli e capaci, accanto a laboratori tecnici e un’adeguata attività ludico sportiva.

Il nostro piano di studi si fonda sulle materie inserite dal MIUR nella sua programmazione didattica lasciando però a noi e alle famiglie la scelta del tempo e della sequenza dell’insegnamento nello spirito fondante delle scuole parentali originarie.

I bambini non possono diventare il campo di battaglia della politica.

Il filo conduttore di tutte le discipline sono i valori etici e morali della cultura cattolica nostre radici e proprio come radici andiamo ad estrarre in profondità la verità che Gesù stesso ci ha lasciato 2000 anni fa.

Gli orari e gli intervalli sono gli stessi della 1ma classe quello che seguirà è un maggior dettaglio all’interno delle singole materie.


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PROGRAMMA DIDATTICO seconda elementare

Stiamo dalla parte dei genitori, ed è per questo motivo che sollecitati a compartecipare alle responsabilità di decidere su quale cibo dare alla mente dei propri figli,

ecco che dettagliamo il più possibile le attività che stiamo allestendo per questi bambini, che saranno l’AVANGUARDIA delle nuove leve della società di domani.

Le attività prevalentemente verranno svolte all’aperto, quale migliore maestra la Natura che ha già in se tutto il sapere che all’umano di domani necessita?

Formeremo i nuovi GUARDIANI protettori di questo mondo BLU bellissimo, non vi è un pianeta simile in tutto l’universo.

Gli orari e gli intervalli sono gli stessi della 1ma classe quello che seguirà è un maggior dettaglio all’interno delle singole materie.


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PROGRAMMA DI STUDIO CLASSE 1ma Elementare

Un giorno a scuola

ore 08:00 – Lunedì, l’inizio della settimana un momento di raccoglimento per accogliere i bambini, metterli a loro agio nella dimensione che li ospita. Facciamo insieme una preghiera per ringraziare la notte appena trascorsa e un saluto al giorno, cose semplici, parole che partono dal cuore.

Le lezioni che seguono sono una traccia, una via che viene seguita per mettere in equilibrio le informazioni e le esperienze che i bambini comprenderanno nel corso della giornata, così come le materie di studio sono solo un contenitore dove dentro potremmo trovare tante scatole e cartelle che sono tutte collegate da un unico filo conduttore: istruire cristianamente i nostri figli. Mettiamo in atto alternando il metodo: teoria/pratica e verifica dell’apprendimento.

Che cosa viene trasmesso, oggi, in quasi tutte le scuole? Il relativismo, il liberalismo laicista, l’indifferentismo religioso, la teoria del gender, la pornografia, l’uso di droghe… Tanti studenti finiscono per perdere la fede e i buoni costumi al termine degli studi.

Davanti a tanta decadenza morale e intellettuale, intendiamo far fronte al grave dovere morale dei genitori di istruire cristianamente i propri figli.

“DIVINI ILLIUS MAGISTRI”

LETTERA ENCICLICA
DI SUA SANTITÀ
PIO PP.XI

SULLA EDUCAZIONE CRISTIANA
DELLA GIOVENTÙ

Rappresentanti in terra di quel Divino Maestro il quale, pure abbracciando nella immensità del Suo amore gli uomini tutti, anche peccatori e indegni, mostrò tuttavia di prediligere con una tenerezza specialissima i fanciulli e si espresse in quelle parole tanto commoventi: “Lasciate che i pargoli vengano a me” (Marc. X, 14), abbiamo anche Noi in tutte le occasioni cercato di mostrare la predilezione tutta paterna che loro portiamo, particolarmente nelle cure assidue e negli insegnamenti opportuni che toccano l’educazione cristiana della gioventù.

Così, facendoCi eco del Divino Maestro, abbiamo rivolto la parola salutare, ora dell’ammonimento ora dell’esortazione ora della direzione, ai giovani e agli educatori, ai padri e alle madri di famiglia, su vari punti dell’educazione cristiana, con quella sollecitudine che si conviene al Padre comune di tutti i fedeli, e con quella insistenza opportuna ed importuna che spetta all’ufficio pastorale, inculcata dall’Apostolo: “Insisti a tempo opportuno e anche non opportuno; riprendi, esorta, sgrida, con grande pazienza e dottrina” (II Tim. IV, 2): insistenza richiesta dai tempi nostri, nei quali purtroppo si deplora una sì grande mancanza di chiari e sani principi anche circa i problemi più fondamentali.

Ma la stessa accennata condizione generale dei tempi, l’attuale vario agitarsi del problema scolastico e pedagogico nei vari paesi e il conseguente desiderio manifestatoCi con filiale confidenza da molti di voi e dei vostri fedeli, Venerabili Fratelli, e l’affetto Nostro tanto intenso, come dicemmo, verso la gioventù.

Ci muovono a tornare più di proposito sull’argomento, se non per trattarlo in tutta la sua quasi inesauribile ampiezza di dottrina e di pratica, almeno per riassumerne i principi supremi, metterne in piena luce le precipue conclusioni e additarne le pratiche applicazioni.

Sia questo il ricordo, che del Nostro giubileo sacerdotale, con intenzione ed affetto tutto particolare, dedichiamo alla cara gioventù e raccomandiamo a quanti hanno missione e dovere di occuparsi della sua educazione.

In verità, non mai come ai tempi presenti si è ragionato tanto di educazione; onde si moltiplicano i maestri di nuove teorie pedagogiche, si escogitano, si propongono e discutono metodi e mezzi, non solo a facilitare, ma a creare una educazione nuova di infallibile efficacia, la quale valga a formare le nuove generazioni per l’agognata felicità su questa terra.

Gli è che gli uomini, da Dio creati a Sua immagine e somiglianza, ed a Lui, perfezione infinita, destinati, come avvertono più che mai, nell’abbondanza del progresso materiale odierno, l’insufficienza dei beni terrestri per la vera felicità degli individui e dei popoli, così sentono più vivo in sé lo stimolo verso una perfezione più alta, inserito nella loro stessa natura ragionevole dal Creatore, e vogliono conseguirla principalmente con l’educazione.

Se non che, molti di essi, quasi insistendo di soverchio nel senso etimologico della parola, pretendono estrarla dalla medesima natura umana ed attuarla con le sole sue forze.

In ciò errano facilmente, giacché, invece di dirigere la mira a Dio, primo principio e ultimo fine di tutto l’universo, si ripiegano e giacciono su, se stessi, attaccandosi esclusivamente alle cose terrestri e temporanee; sicché continua ed incessante sarà la loro agitazione fino a quando non rivolgano gli occhi e l’opera all’unica meta della perfezione, Dio, secondo la profonda sentenza di Sant’Agostino: “Ci creasti, o Signore, per Te e inquieto è il cuor nostro fino a quando in Te non si riposi” (Confess. 1, 1).

E’ dunque di suprema importanza non errare nell’educazione, e non errare nella direzione verso il fine ultimo con il quale tutta l’opera dell’educazione è intimamente e necessariamente connessa.

Infatti, poiché l’educazione consiste essenzialmente nella formazione dell’uomo, quale egli deve essere e come deve comportarsi in questa vita terrena per conseguire il fine sublime per il quale fu creato, è chiaro che, come non può darsi vera educazione che non sia tutta ordinata al fine ultimo, così, nell’ordine presente della Provvidenza, dopo cioè che Dio ci si è rivelato nel Figlio Suo Unigenito, che solo è “via e verità e vita”, non può darsi adeguata e perfetta educazione all’infuori dell’educazione cristiana.

Onde si manifesta l’importanza suprema dell’educazione cristiana, non soltanto per i singoli individui, ma per le famiglie e per tutta quanta la umana convivenza, giacché la perfezione di questa non può non risultare dalla perfezione degli elementi che la compongono.

E similmente, dai principi accennati si fa chiara e manifesta l’eccellenza, si può ben dire insuperabile, dell’opera dell’educazione cristiana, come quella che mira in ultima analisi ad assicurare il Sommo Bene, Dio, alle anime degli educandi, ed il massimo di benessere possibile in questa terra all’umana convivenza.

E ciò nel modo più efficace che sia possibile da parte dell’uomo, nel cooperare cioè con Dio al perfezionamento degli individui e della società, in quanto l’educazione imprime agli animi la prima, la più potente e la più duratura direzione nella vita, secondo la notissima sentenza del Savio: “Il giovanetto, secondo la via che ha presa, anche quando sarà invecchiato non se ne scosterà” (Prov. 1 , 6). Diceva perciò con ragione San Giovanni Crisostomo: “Che v’ha di più grande se non governare gli animi, se non formare i costumi dei giovanetti?” (Hom. 60, in c. 18 Matt.).

Ma non vi ha parola che ci riveli la grandezza, la bellezza ed eccellenza soprannaturale dell’opera dell’educazione cristiana, quanto la sublime espressione d’amore con la quale Gesù Signor nostro, identificandosi con i fanciulli, dichiara: “Chi avrà ricevuto uno di questi piccoli in nome mio, riceve me” (Mar. IX, 37).

Divini Illius Magistri (31 dicembre 1929) | PIO XI (vatican.va)


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QUALE FUTURO PER LA SCUOLA

I bambini stanno a scuola quasi 1000 ore l’anno, moltiplicati per gli anni di vita di quasi 8.000.000 di soggetti significa miliardi di ore di tante vite… in ogni paese del mondo si va a scuola e se non trovano un senso, un significato profondo questo contesto di sviluppo, si comprende bene quali possano essere i danni che si fanno all’UMANITÀ.

La scuola viene dal greco e significa <<tempo libero>>, tempo per scoprire, conoscere, creare, scoprire la realtà, se stessi e fare qualcosa di nuovo. E la scuola di oggi non sta dando questo senso.

È un tempo per costruire la propria libertà.

È un tempo per comprendere con profondo valore com’è la realtà e la non realtà: l’immaginazione, la creatività, la scoperta, le intuizioni; hanno bisogno di costruire questo!!!

LA SCUOLA DI OGGI STA DANDO QUESTO BISOGNO DI SENSO?

I bambini di oggi hanno bisogno di una sicurezza per il futuro!!

Emozionarsi, ritorniamo anche noi bambini con loro, uno stato d’animo dove anche il corpo fisico risponde rilasciando endorfine benefiche che ci fanno stare bene e felici.

Questo è una ricchezza che ha un valore infinito.

Dobbiamo imparare ad imparare continuamente insieme a loro e meravigliarci con loro. “Cado nel luogo comune” esprimo questa frase “non si finisce mai di imparare!!!”.

È qui la bellezza, ritornare bambini e meravigliarsi di ogni cosa, imparare e apprendere che solo ritornando bambini noi stessi riusciremo a cogliere dall’interno quelle pulsioni e forze che i bambini di oggi chiedono agli adulti a gran voce, ASCOLTATECI, SENTITECI E SOPRATUTTO AMATECI.

Allora in una società in profonda e radicale trasformazione, direi… quello che poteva sembrare normale solo ieri, domani sappiamo non essere più valido.

Stiamo facendo una partita a scacchi, abbiamo chiaro chi sono i giocatori, qual’è il campo da gioco, quanto tempo abbiamo a disposizione, con quali strumenti ci dobbiamo confrontare etc., per vincere questa partita dobbiamo andare con creatività oltre gli schemi che conosciamo, prendere dal passato tutti gli elementi che hanno funzionato e giocare, andando a risolvere il gioco, calcolando le mosse e analizzando tutte le variabili che si mettono in campo.

Certo è che siamo su un terreno sconosciuto e che con umiltà dobbiamo necessariamente ripartire dall’ABC.

Molteplici risposte alla medesima domanda “QUALE SCUOLA?”

I bambini vivono in una società complessa ma hanno bisogni semplici.

Bisogno di sentirsi accolti e riconosciuti nelle proprie unicità.

Bisogno di essere guardati per comprendere di esistere.

Bisogno di sentire la sicurezza emotiva ed affettiva dell’adulto per sviluppare la propria sicurezza interiore.

Bisogno di sentire sostenuto l’istinto alla conoscenza.

Bisogno di apprendere saperi che sentono significativi per la loro realtà.

Bisogno di avere competenze che possono essergli utili per gestire e agire sulla realtà.

Bisogno di avere sicurezza e sentire fiducia che il proprio agire prepara al futuro presente nelle strutture innate.

LA SCUOLA È LA FUCINA DEL NOSTRO FUTURO


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ECCO IN COSA CONSISTE LA MISSIONE
✅ RISTRUTTURARE LA FORMAZIONE SCOLASTICA
✅ L’INSEGNAMENTO CATTOLICO COME FILO CONDUTTORE
✅ RIDARE DIGNITÀ ALLE FAMIGLIE
✅ FORMARE I MAESTRI DI DOMANI

LA SACRA FAMIGLIA

La società sta franando rovinosamente, quei genitori con più consapevolezza si fanno un sacco di domande, ma non tutti hanno le risposte.. allora cosa possiamo fare?

Ci mettiamo in ascolto, osserviamo e incominciamo a leggere i messaggi che ci arrivano sotto traccia, quei messaggi che solo pochi giorni fa non venivano registrati dalla parte cosciente.

Il nostro compito adesso si fa molto urgente, non c’è più tempo, anzi ne abbiamo sprecato tanto nel dare agli altri deleghe su deleghe su come fare e disfare un sacco di roba.

Questa analisi parte dal presupposto della scuola parentale, ma la si può adattare benissimo a qualsiasi altro ambito: sanitario, politico, sociale, giuridico e ci metterei anche diritti umani..ne vogliamo parlare?

Allora mettiamoci in gioco, incontriamoci, parliamone, utilizziamo semplici strumenti, ritorniamo alle origini semplici delle cose, concetti naturali, etici, rispettosi degli altri, partiamo dal primo nucleo fondamentale della società LA FAMIGLIA e noi lo iniziamo a fare con una bellissima testimonianza della SACRA FAMIGLIA che ci lascia Maria Valtorta ispirata da Gesù.. buon approfondimento …

VOLUME I CAPITOLO 36

XXXVI. La sacra Famiglia in Egitto. Una lezione per le famiglie.

5 gennaio 1944 (ore 24)

 La soave visione della S. Famiglia. Il luogo è in Egitto. Non ho dubbi, perché vedo il deserto e una piramide.


  Vedo una casuccia a un sol piano, il terreno, tutta bianca. Una povera casa di molto povera gente. I muri sono appena intonacati e coperti di una mano di calcina. La casetta ha due porte, l’una vicina all’altra, che mettono nei due unici ambienti della casa, nei quali, per ora, non entro.

La casetta è nel mezzo di un poco di terreno sabbioso, recinto da un riparo di canne confitte nel suolo, un molto debole riparo contro i ladri; può servire unicamente di difesa contro qualche cane o gatto randagio. Ma già, chi deve aver voglia di rubare dove è visibile che non c’è ombra di ricchezza?


  Questo poco terreno che la siepe di canne recinge, siepe sulla quale, a farla più fitta e meno misera, sono stati condotti degli arrampicanti che mi paiono modesti convolvoli — solo su un lato vi è un arbusto di gelsomino in fiore e un cespuglio di rose delle più comuni — è stato coltivato pazientemente, nonostante il terreno sia arido e magro, a orticello.

Vi noto delle modestissime verdure nelle poche aiuole del centro, sotto ad una pianta d’alto fusto che non so capire che sia, la quale dà un poco d’ombra sul terreno assolato e sulla casetta. A questa pianta è legata una capretta bianca e nera, che bruca e rumina le foglie di alcuni rami gettati al suolo.

E lì vicino, su una stuoia stesa a terra, vi è Gesù bambino. Mi pare abbia un due anni, o due e mezzo al massimo. Giuoca con alcuni pezzetti di legno intagliati, che sembrano pecorine o cavallini, e con alcuni trucioli di legno chiaro, meno arricciolati dei suoi riccioli d’oro. Con le manine paffutelle cerca mettere queste collane di legno al collo delle sue bestioline.


  È buono e sorridente. Molto bello. Una testolina che è tutta a ricciolini d’oro fitti fitti, pelle chiara e delicatamente rosata, occhietti vivi, splendenti, di un azzurro carico. L’espressione è naturalmente diversa, ma riconosco il colore degli occhi del mio Gesù: due zaffiri scuri e bellissimi.


  Veste una specie di lunga camicina bianca, che sarà certo la sua tunica. Ha le maniche sino al gomito. Ai piedi, per ora, nulla. I minuscoli sandali sono sulla stuoia e servono anch’essi di giocattolo al Bambino, che mette sulla suola le sue bestioline e tira il sandalo per la cinghia come fosse un carrettino.

Sono sandali molto semplici: una suola e due cinghie, che partono una dalla punta e una dal calcagno. Quella della punta, poi, si biforca a un certo punto, e un pezzo passa entro l’occhiello della cinghia del calcagno per venire poi ad allacciarsi con l’altro pezzo, formando anello al collo del piede.

 Un poco più in là, anche Ella all’ombra della pianta, è la Madonna. Tesse ad un rustico telaio e sorveglia il Bambino. Vedo le mani sottili e bianche andare e venire gettando la spola sulla trama, e il piede, calzato da sandali, muovere il pedale. È vestita di una tunica color fiore di malva, un viola rosato come certe ametiste.

È a testa nuda, e così posso vedere che ha i capelli biondi bipartiti sul capo e pettinati semplicemente in due trecce, che le fanno un bel ciuffo sulla nuca. Ella ha le maniche lunghe e piuttosto strette.

Nessun ornamento fuorché la sua bellezza e la sua espressione dolcissima. Colore del volto, dei capelli e degli occhi, forma del viso, sempre come quando la vedo. Qui sembra giovanissima. Sì e no le si danno venti anni.


  Ad un certo punto si alza e si curva sul Bambino, al quale rimette i sandaletti e glieli allaccia con cura. Poi lo carezza e lo bacia sulla testolina e sugli occhietti. Il Bambino cinguetta e Lei risponde, ma non comprendo le parole.

Poi torna al suo telaio, stende sulla tela e sulla trama un panno, prende lo sgabello su cui era seduta e lo porta in casa. Il Bambino la segue con lo sguardo senza importunarla quando Ella lo lascia solo.


  Si vede che il lavoro è finito e viene la sera. Infatti il sole cala verso le sabbie nude, e un vero incendio invade tutto il cielo dietro la piramide lontana.


  Maria torna. Prende per mano Gesù e lo fa alzare dalla sua stuoia. Il Bambino ubbidisce senza resistenza. Mentre la Mamma raccoglie i giocattoli e la stuoia e li porta in casa, Egli corre trotterellando sulle sue gambette tornite verso la caprettina e le butta le braccine al collo.

La capretta bela e strofina il musino sulle spalle di Gesù.
  Maria torna. Ora ha un lungo velo sul capo e un’anfora in mano. Prende Gesù per la manina e si avviano tutti e due, girando intorno alla casetta verso l’altra facciata.


  Io li seguo ammirando la grazia del quadro. La Madonna che regola il suo passo su quello del Bambino, e il Bambino che trotterella e sgambetta al suo fianco. Vedo i calcagni rosei alzarsi e posarsi, con la grazia propria dei passi dei bambini, nella sabbia del sentieruolo.

Noto che la sua tunichetta non è lunga sino ai piedi, ma giunge soltanto sino a metà del polpaccio. È molto linda, semplicissima, trattenuta alla vita da un cordoncino pure bianco.


  Vedo che sul davanti della casa la siepe è interrotta da un rustico cancello, che Maria apre per uscire sulla via. Una povera via all’estremo di una città o paese che sia, là dove questo finisce nella campagna, che qui è costituita di sabbia e di qualche altra casetta, povera come questa, con qualche gramo orticello.


  Non vedo nessuno. Maria guarda verso il centro, non verso la campagna, come attenda qualcuno, poi si avvia verso una vasca o pozzo che sia, che è qualche decina di metri più in su e sul quale delle piante di palma fanno un cerchio d’ombra. Vedo che anche il terreno, là, ha delle erbe verdi.

  Qui vedo venire avanti per la via un uomo non troppo alto ma robusto. Riconosco Giuseppe, che sorride. È più giovane di come lo vidi nella visione del Paradiso. (del 10 gennaio 44 ne “I quaderni del 1944) Sembra avere al massimo quaranta anni.

Ha i capelli e la barba folti e neri, la pelle piuttosto abbronzata, occhi scuri. Un viso onesto e piacente, un viso che ispira fiducia.
    Vedendo Gesù e Maria, affretta il passo.

Ha sulla spalla sinistra una specie di sega e una specie di pialla, e con la mano tiene altri arnesi del mestiere, non come quelli di ora ma quasi uguali. Sembra che torni dall’aver fatto qualche lavoro in casa di qualcuno. Ha una veste fra il color nocciuola e il marrone, non molto lunga – arriva un bel po’ più su della caviglia – ed ha le maniche corte sino al gomito.

Alla vita una cinghia di cuoio, mi sembra. Una vera veste da lavoro. Ai piedi sandali intrecciati alla caviglia.


    Maria sorride e il Bambino manda dei gridetti di gioia e tende il braccino libero. Quando i tre si incontrano, Giuseppe si curva offrendo al Bambino un frutto che mi pare una mela, dal colore e dalla forma. Poi gli tende le braccia, e il Bambino lascia la Mamma e si rannicchia fra le braccia di Giuseppe, curvando il capino nell’incavo del collo di Giuseppe, che lo bacia e ne è baciato.

Una mossa piena di affettuosa grazia.
Dimenticavo di dire che Maria era stata sollecita a prendere gli arnesi di lavoro di Giuseppe, per lasciarlo libero di abbracciare il Bambino.


   Poi Giuseppe, che si era accoccolato al suolo per mettersi all’altezza di Gesù, si rialza, riprende con la mano sinistra i suoi arnesi e tiene stretto sul petto robusto, con il braccio destro, il piccolo Gesù. E si avvia verso casa, mentre Maria va alla fonte ad empire la sua anfora.


   Entrato nel recinto della casa, Giuseppe depone il Bambino, prende il telaio di Maria e lo porta in casa, poi munge la capretta. E Gesù osserva attentamente queste operazioni e quella della chiusura della capretta in un piccolo sgabuzzino posto su un lato della casa.


    La sera cala. Vedo il rosso del tramonto farsi violaceo sulle sabbie, che per il calore sembrano tremolare. La piramide sembra più scura.
    Giuseppe entra in casa, in una stanza della casa che deve essere officina, cucina, stanza da pranzo insieme. Si vede che l’altro ambiente è quello destinato al riposo. Ma in quello io non entro.

Vi è un basso focolare acceso. Vi è un banco da falegname, una piccola tavola, degli sgabelli, delle mensole con su le poche stoviglie e due lumi ad olio. In un angolo, il telaio di Maria. E molto, molto ordine e nitore. Dimora poverissima ma pulitissima.


    È questa un’osservazione che faccio: in tutte le visioni riguardanti la vita umana di Gesù, ho notato che tanto Lui come Maria, come Giuseppe, come Giovanni, sono sempre ordinati e puliti nella veste e nel capo. Abiti modesti e semplici acconciature, ma di una nitezza che li fa apparire signorili.

Gesù questa sera non parla. Non mi illustra la scena. Mi ammaestra col suo dono di visione e basta. Ne sia sempre e ugualmente benedetto.

   26 gennaio 1944

  Dice Gesù:
   «La lezione, a te e agli altri, te la dànno le cose che vedi. È lezione di umiltà, di rassegnazione e di buona armonia. Preposta ad esempio a tutte le famiglie cristiane, e specie alle famiglie cristiane di questo speciale e doloroso momento.

  Tu hai visto una povera casa. E, quel che è doloroso, casa povera in paese straniero.


  Molti, solo perché sono dei “passabili” fedeli che pregano e ricevono Me-Eucaristico, che pregano e si comunicano per i “loro” bisogni, non per le necessità delle anime e per gloria di Dio — perché è ben raro chi nel pregare non sia egoista — molti pretenderebbero di avere una vita materiale facile, ben riparata da ogni più piccola pena, prospera, felice.


  Giuseppe e Maria avevano Me, Dio vero, per loro Figlio, eppure non ebbero neppure il povero bene d’esser poveri ma nella loro patria, nel paese dove erano conosciuti, dove almeno c’era una casetta “loro” e il pensiero dell’alloggio non c’era a mettere un assillo fra i tanti, nel paese dove, per essere conosciuti, era più facile trovare lavoro e provvedere alla vita.

Sono due profughi proprio per avere Me. Clima diverso, paese diverso, così triste rispetto alle dolci campagne della Galilea, lingua diversa, costumi diversi, in mezzo ad una popolazione che non li conosce e che ha la abituale diffidenza delle popolazioni per i profughi e per gli sconosciuti.


  Privi di quei mobili comodi e cari della “loro” casetta, di tante cose umili e necessarie che là vi erano e che non parevano tanto necessarie, mentre qui, nel nulla che li circonda, sembrano addirittura belle come il superfluo che fa deliziose le case dei ricchi.

Con la nostalgia del paese e della casa, col pensiero di quella povera roba lasciata là, dell’orticello dove più nessuno provvede, forse, alla vite e al fico e alle altre utili piante. E con la necessità di provvedere al vitto quotidiano, alle vesti, al fuoco giorno per giorno, a Me, bambino, al quale non può essere dato il cibo che è lecito dare a se stessi.

E con tanta pena in cuore. Per la nostalgia, per l’incognita del domani, per la diffidenza della gente che è restia, specie nei primi tempi, ad accogliere le offerte di lavoro di due sconosciuti.


  Eppure, l’hai visto. In quella dimora aleggia serenità, sorriso, concordia, e di comune accordo si cerca di farla più bella, anche nel misero orto, perché sia più simile a quella lasciata e più confortevole. Non vi è che un pensiero: quello che a Me, Santo, sia resa meno ostile la terra, meno misera a Me che vengo da Dio.

Amore di credenti e di parenti che si estrinseca in mille cure, che vanno dalla capretta, acquistata con tante ore di lavoro in più, ai piccoli giocattoli intagliati negli avanzi del legno, ai frutti presi per Me solo, negando a sé un boccone di cibo.


  Diletto padre mio della Terra, come sei stato amato da Dio, da Dio Padre nell’alto dei Cieli, da Dio Figlio, divenuto Salvatore, sulla Terra!


  In quella casa non vi sono nervosismi, bronci, visi scuri, e non vi è rimprovero reciproco e tanto meno verso Dio, che non li colma di benessere materiale. Giuseppe non rimprovera a Maria d’esser causa del suo disagio, e Maria non rimprovera a Giuseppe di non saperle dare un maggiore benessere.

Si amano santamente, ecco tutto, e perciò la loro preoccupazione non è il proprio benestare ma quello del coniuge. Il vero amore non conosce egoismo. E il vero amore è sempre casto, anche se non è perfetto nella castità come quello dei due vergini sposi.

La castità unita alla carità porta seco tutto un corredo d’altre virtù e perciò fa, di due che si amano castamente, due perfezioni di coniugi.
  L’amore di mia Madre e di Giuseppe era perfetto.

Perciò era fomite ad ogni altra virtù e specie a quella della carità verso Dio, benedetto ad ogni ora, nonostante che la sua santa volontà fosse penosa alla carne e al cuore, benedetto poiché sopra la carne ed il cuore era più vivo e signore nei due santi lo spirito, e questo magnificava con riconoscenza il Signore per averli eletti a custodi del suo eterno Figlio.

  In quella casa si pregava. Troppo poco si prega nelle case, ora. Si alza il giorno e cala la notte, si iniziano i lavori e vi sedete alla tavola senza un pensiero per il Signore, che vi ha permesso di vedere un nuovo giorno, di poter giungere ad una nuova notte, che ha benedetto le vostre fatiche e concesso che vi divenissero mezzo a conquistarvi quel cibo, quel fuoco, quelle vesti, quel tetto che pure sono necessari alla vostra umanità.

Sempre “buono” quello che viene da Dio buono. Anche se povero e scarso, l’amore gli dà sapore e sostanza, l’amore che vi fa vedere nell’eterno Creatore il Padre che vi ama.


  In quella casa vi è frugalità. Vi sarebbe anche se il denaro non mancasse. Ci si nutre per vivere, non ci si nutre per far godere la gola con insaziabilità di ingordi e con capricci di golosi, che si empiono fino ad appesantirsi e sprecano sostanze in cibi costosi senza un pensiero per chi di cibo è scarso o è privo, senza riflettere che, se essi avessero moderazione, molti potrebbero essere sollevati dal morso della fame.


  In quella casa si ama il lavoro. Lo si amerebbe anche se il denaro fosse abbondante, poiché nel lavoro l’uomo ubbidisce al comando di Dio e si libera dal vizio che come edera tenace stringe e soffoca gli oziosi, simili a massi immobili.

Buono il cibo, sereno il riposo, contento il cuore quando uno ha ben lavorato e si gode il suo tempo di sosta fra un lavoro e l’altro. Non alligna, nella casa e nella mente di chi ama il lavoro, il vizio dalle molteplici facce. E, non allignando questo, prospera l’affetto, la stima, il rispetto reciproco, e crescono in una atmosfera pura i teneri virgulti, che divengono così origine di future famiglie sante.


  In quella casa regna umiltà. Quanta lezione di umiltà per voi superbi! Maria avrebbe avuto, umanamente, mille e mille ragioni di insuperbirsi e di farsi adorare dal coniuge.

Tante fra le donne lo fanno soltanto per essere un poco più colte, o di natale più nobile, o di borsa più ricca del marito. Maria è Sposa e Madre di Dio, eppure serve — non si fa servire — il coniuge, ed è tutta amore per lui.

Giuseppe è il capo di casa, giudicato da Dio tanto degno d’esser un capo famiglia, da ricevere da Dio in custodia il Verbo incarnato e la Sposa dell’eterno Spirito.

Eppure è sollecito ad alleviare a Maria fatiche e lavori, e le più umili occupazioni di una casa le fa lui perché Maria non si affatichi, non solo, ma come può, per quanto può, la ricrea e si industria a farle comoda la casa e lieto di fiori l’orticello.


  In quella casa è rispettato l’ordine. Soprannaturale, morale, materiale. Dio è il Capo supremo e a Lui viene dato culto e amore: ordine soprannaturale. Giuseppe è il capo della famiglia e a lui viene dato affetto, rispetto e ubbidienza: ordine morale.

 La casa è un dono di Dio come le vesti e le suppellettili. In tutte le cose è la Provvidenza di Dio che si mostra, di quel Dio che provvede il vello alle pecore, la piuma agli uccelli, l’erba ai prati, il fieno agli animali, i granelli e le fronde ai volatili, e tesse la veste al giglio della convalle.

La casa, le vesti, le suppellettili vanno accolte con gratitudine, benedicendo la mano divina che le fornisce e trattandole con rispetto come dono del Signore, senza guardarle con malumore perché povere, senza strapazzarle abusando della Provvidenza: ordine materiale.

Non hai compreso le parole scambiate nel dialetto di Nazaret, né le parole della preghiera. Ma le cose viste hanno dato una grande lezione. Meditatela, o voi tutti che ora tanto soffrite per aver mancato in tante cose verso Dio, e fra queste anche in quelle in cui non mancarono mai i santi Sposi che mi furono Madre e padre.


  E tu bèati nel ricordo del piccolo Gesù, sorridi pensando ai suoi passetti di infante. Fra poco lo vedrai camminare sotto una croce. E sarà visione di pianto».


PRIMI PASSI: UNA SCELTA CONSAPEVOLE DELLA FAMIGLIA

✔️ RESTAURARE LA SCUOLA CON FONDAMENTA CATTOLICHE

✔️ INSERIRE UN FILO CONDUTTORE CATTOLICO IN TUTTE LE DISCIPLINE

✔️ FORMARE L’UOMO DELLA NUOVA TERRA

➡️ L’ISTRUZIONE É OBBLIGATORIA NON LA SCUOLA


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