PADRE NOSTRO

LA PREGHIERA CHE CRISTO STESSO CI HA INSEGNATO

Il Padre nostro che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra, dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen

PADRE NOSTRO il Padre di tutti, non padre mio/tuo, ma il Padre di tutti noi, il Padre l’ABBUOM contiene in sé il suono originale “OM” quindi è Origine di Tutto, Origine che appartiene a tutti, ad ogni razza e specie, ad ogni pianeta, ad ogni universo…fai un respiro profondo e medita qualche minuto col 1° passo PADRE NOSTRO.

Quando ti rivolgi al Padre è nella sua connotazione maschile e femminile PADRE MADRE, nella sua totalità come atto Creativo, come Sorgente, come Luce, Luce Infinita, Sapienza Infinita, Intelligenza Infinita.

CHE SEI NEI CIELI la sua connotazione è oltre è NEI CIELI, nel nostro CIELO il giorno e la notte, il sole e la luna, i due principi, non è che sei nel cielo cioè il cielo che io conosco, ma SEI NEI CIELI, cioè anche oltre del mio conosciuto, anche oltre del mio sapere, anche oltre tutti gli universi che la mente umana può raggiungere nella sua conoscenza. I CIELI che avvolgono ogni cosa, è come dire che sei in ogni cosa, perché i CIELI sono il manto che tutto avvolge…” CHE SEI IN OGNI COSA…”

COME IN CIELO ecco che adesso diventa singolare, cioè, come nel mio cielo, così in terra, come nella mia terra, sia FATTA LA TUA VOLONTÀ

PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI E IN OGNI DOVE, SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ COME IN CIELO COSÌ IN TERRA dove esprimi la tua essenza, il tuo essere, in cielo, nel mio cielo, in terra nella mia terra, nel mio dentro, nel mio fuori, nel mio alto, nel mio basso, nel mio essere prima dell’incarnazione, nel mio essere dopo l’incarnazione.

SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ poiché essa è come in cielo, nel mio cielo, come in terra, nella mia terra, nel mio dentro, nel mio fuori, nel tempo prima dell’incarnazione, nel tempo dell’incarnazione.

SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ, poiché esso esprime la mia volontà…questo è il nucleo della legge d’attrazione, sia fatta la tua volontà poiché essa è anche la mia, come in cielo così in terra, come sopra così sotto, come dentro così fuori, come a destra così a sinistra, come avanti così indietro, una perfetta triangolazione, 3°occhio-cuore e “Chi” – CENTRO VITALE.

Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra è l’espressione della TRINITÀ + la volontà del PADRE che discende nella terra che genera il FIGLIO affinché possa produrre con la sua azione, con il suo studio, con la sua essenza, con la sua vita, LA DISCESA DELLO SPIRITO

PADRE MADRE NOSTRO CHE SEI IN OGNI DOVE SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ CHE È ANCHE LA MIA POICHÈ IN CIELO POICHÈ IN TERRA… prova a meditare su questa traduzione più fedele all’aramaico antico.

DACCI OGGI “hic et nunc” qui ed ora, esprimiti ora, ora divieni substantia, ora “FIAT LUX” che sia la luce, non è un passato, non è un futuro, che sia ORA nell’ HIT et NUNC.

Dacci oggi è tradotto “CHE SIA ORA” che avvenga, che divenga, che si manifesti IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO e sia fatta la Tua volontà poiché essa è la mia, come nel mio cielo, come nella mia terra sia manifesto il nostro pane quotidiano, ecco che la responsabilità, la possibilità, la potenza è nell’uomo, nel figlio, generato dal PADRE, è nel figlio che nel suo fare nel suo agire PERMETTE ALLO SPIRITO DI DISCENDERE.

Solo quando il PADRE e lo SPIRITO incarnano il FIGLIO può accadere, solo quando permettiamo al PADRE/MADRE di generare il FIGLIO nel cuore, il CRISTO nel cuore, può scendere lo spirito cioè la SUBSTANTIA e quindi essa è manifesta e quindi essa manifesta che sia manifesto il NOSTRO PANE QUOTIDIANO.

NOSTRO, non il mio, il tuo, il nutrimento per ogni popolo, il nutrimento per ogni specie, il nutrimento per ogni pianeta, il nutrimento per ogni universo, ma meglio ancora è un nutrimento dell’ANIMA, non è una garanzia della pagnotta, che sia manifesto il nutrimento del mio cuore, poiché da esso nel momento in cui unisco la triplice fiamma la TRINITA’ può sorgere il manifesto, può sorgere il manifestato e allora ogni cosa mi appartiene QUOTIDIANO ed ancora una volta HIT ET NUNC qui ed ora …qui ed ora ….il nostro pane ora.

IL PANE LO PRESE E LO SPEZZO e disse prendetene e mangiatene tutti, poiché esso è offerto in sacrificio di me, è corpo, è substantia, è materia, poiché in esso PADRE e FIGLIO sono una cosa sola.

IL CORPO DEL CRISTO non è brandelli della sua carne crocifissa, il corpo del CRISTO è la SUBSTANTIA lo SPIRITO disceso per amore del figlio verso il PADRE.

Lo spirito disceso per amore del figlio verso il padre, che sia manifesto ora il nostro nutrimento. Il nutrimento del mio cuore, il nutrimento della mia anima, il nutrimento del mio corpo, il nutrimento della mia mente, il nutrimento del mio presente, il nutrimento del mio futuro, il nutrimento del mio passato, il nutrimento della mia specie, il nutrimento di tutte le specie, il nutrimento di tutti i pianeti, il nutrimento di tutti gli universi.

NUTRIRE IL CUORE NON LA PANCIA!

RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI, PADRE perdona loro perché non sanno quello che fanno, ha la stessa valenza di “rimetti a noi i nostri debiti” dimentica o meglio ancora, restituiscici, perdona! Perdona!

Quali sono i debiti di cui parla il cuore? Non sono le bollette, né i debiti di banca, sono debiti dell’anima.

Perdona, perdona!

Perdona ciò che inconsapevolmente abbiamo detto, fatto, fatto subire, inconsapevolmente nelle vite precedenti, inconsapevolmente in questa incarnazione, inconsapevolmente in quelle future.

Il mantra è universale, viaggia nel tempo e nello spazio.

Il mantra è LUCE, VIBRAZIONE, FREQUENZA, PERDONO, ma chi è che perdona, il CRISTO INTERIORE, il CUORE, perdona il cuore consapevole che si libera della sua inconsapevolezza, perdona ciò che dobbiamo così che come noi perdoniamo ciò che ci è dovuto.

Ecco questo è liberare il nodo del karma, questo è liberare la legge del contrappasso, ciò che hai fatto a me farò a te, ciò che faccio a te farai a me, questa è la legge del contrappasso, il mantra la libera, perdona ciò che subiamo, perdona ciò che hai fatto subire, come noi perdoniamo per ciò che ci è dovuto.

IL PERDONO RISIEDE NEL CUORE, non può perdonare il chakra dello stomaco, non può perdonare il chakra dell’addome, non può perdonare il chakra del perineo, non può perdonare il chakra del 3°occhio poiché esso non vede le emozioni così come le vede il nostro 3° chakra “ ASANA chakra” è già nell’oceano della compassione, del BUDDA, del CORPO BUDDICO, ecco che il perdono non si può dire con il 5° chakra, si può solo operare nel cuore.

Perdona a noi ciò che dobbiamo e perdona a noi ciò che è dovuto, per ciò che ci è dovuto…proviamo a recitarlo…

Padre Madre nostro che sei in ogni dove, sia fatta la Tua volontà poiché essa è la mia, come in cielo come in terra, che sia manifesto il nutrimento del mio cuore, perdona a noi ciò che dobbiamo, come noi perdoniamo per ciò che ci è dovuto.

NON INDURCI IN TENTAZIONE quale è la tentazione? La tentazione sublime è il dubbio, il dubbio che possa esistere questo CRISTO nel cuore, è il dubbio che possa esistere la capacità del cuore di essere COSCIENZA CRISTICA , è il dubbio che nel nostro cuore DIMORI IL MAESTRO questa è la peggiore delle tentazioni.

Quale è un’altra tentazione sublime? La paura. La paura di essere soli, la paura di essere separati, la paura di non farcela, la paura di morire, se c’è la paura non c’è il MAESTRO, se non c’è il MAESTRO lasciamo spazio al dubbio.

Dubbio e paura sono come il gatto e la volpe, sanno ben vendere il loro inganno.

Fai sedere il MAESTRO nel tuo cuore, fai sedere il MAESTRO nel tuo cuore, lo scopo, l’obiettivo, la determinazione, il desiderio.

Fai sedere il coraggio, fai sedere la solidarietà, fai sedere l’amico che vibra con il tuo cuore, non il gatto e la volpe, non Lucignolo.

Quale è un’altra tentazione sublime? Il possesso e tutti voi potreste indicarmene numerose altre, stiamo parlando delle qualità non evolute del nostro 1° e 2° chakra.

Ecco gli inferi da cui tenersi ben lontani…allontana da me la paura!!! fai un respiro profondo, prova a pensare ora dentro di te, IO SONO CON TE, TU SEI IN ME… IO SIEDO CON TE SUL TRONO DEL MIO CUORE, io sono con te, tu sei in me, io siedo con te sul trono del mio cuore.

MA LIBERACI DAL MALE, quale è il male? Chi stabilisce cosa è il male, cosa è il bene, ciò che è bene, per me, può essere male per te, ciò che è male per te, può essere ottimo per me.

Chi stabilisce se nella mente limitata di un gerarca, di un dittatore, con qualunque mantello si sia ammantato, ha solo stabilito una regola che proveniva dalla sua mente e non dal suo cuore, ciò che è schifo per te è gustosissimo per me , ciò che è osceno per me è normalità per te, ecco come si crea la separazione giudicando…

LIBERACI DAL GIUDIZIO

Facci abbracciare l’ombra, il mendico, l’invisibile, il diseredato, il nullatenente, l’assassino. Facci abbracciare l’ombra poiché sono aspetti dell’uomo cioè di me!!!

Liberaci dal male dunque è liberaci dal giudizio. Poni nel mio cuore il gioiello della compassione.

Ripercorri mentalmente le singole tappe di questo viaggio dentro la triplice fiamma del cuore.

PADRE MADRE NOSTRO CHE SEI IN OGNI DOVE, SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ POICHÉ ESSA È LA MIA, COME IN CIELO, COME IN TERRA, CHE SIA MANIFESTO IL NUTRIMENTO DEL MIO CUORE, PERDONA A NOI CIÒ CHE DOBBIAMO, COME NOI PERDONIAMO CIÒ CHE CI È DOVUTO, NON CI INDURRE NELLA PAURA LIBERACI DAL GIUDIZIO. AMEN COSÌ È, COSÌ È, COSÌ È..


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PLATONE DOVE SEI…

PLATONE LA SAPEVA LUNGA…

Oggi un personaggio come Platone non c’è neanche a cercarlo con il lumicino.

Forse l’ispirazione del suo mito gli è arrivato come visione dei tempi di oggi.

L’illusione sviluppata all’ennesima potenza, dove la stessa realtà riscopri essere illusione.

All’esterno tutto è effimero, tutto è separato, distaccato, lontano..

il sistema illusorio autoreplicante si autoalimenta e proietta maggiormente la sua irrealtà sul maxi schermo esteriore.

Si rinnova nell’illusione, si moltiplica, si replica, si duplica, si riscrive ogni volta migliorato facendo credere di essere sempre nuovo e diverso, ma all’origine è sempre lo stesso schema che si ripete indefessamente.

TERRORIZZIAMO CON IL COVID!!! <<Quando lo spettatore vittima si risveglia da questo sonno profondo, cambiamo sceneggiatura>>.

Reinseriamo il terrorismo e via tutti dietro a proiettarsi nell’illusione, il film, la matrix, truman show.

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C’è solo una MATRICE che dobbiamo seguire nella traccia segnata nel disco a 33 giri ed è quella DIVINA.

L’unica traccia profonda che ci solleva giri dopo giri dalla bolgia infernale in cui siamo immersi e dove la luce arriva solo riflessa, capovolta.

Dove la realtà non è scritta all’esterno ma in profondità nel nostro intimo nella nostra ANIMA…

Lettera aperta alla comunità educante

16 Agosto 2020 Egr. Dirigente,
Gentile Maestra, Gentile Maestro,
Cara Mamma, Caro Papà,

Questa lettera è un invito a tutti, a tutta la comunità educante, ad una riflessione.

Il punto di partenza sono le disposizioni che il Ministero dell’Istruzione ha previsto per il prossimo anno scolastico.

Il nostro presupposto è che, ad oggi, si debba dimostrare il perdurare dell’emergenza.

La realtà quotidiana smentisce palesemente che esista ancora uno stato per il quale i bambini non possano andare a scuola in condizioni normali. Tutti i bambini stanno, di fatto, conducendo in questo momento una vita normale. 

La domanda è retorica ma lecita: da chi e da quali interessi sono dettate queste procedure inumane e irrispettose della dignità e dello sviluppo? Affrontando la tematica dal punto di vista “tecnico-scientifico”, da quello medico, finanche da quello logistico non tratteremmo i nostri giovani per quello che sono: esseri viventi con bisogni concreti. 


Per come la questione viene trattata nel nostro Paese, invece, sembra si parli di oggetti inanimati. I giovani sono privi di emozioni, privi di coscienza, privi di memoria; potremo sistemarli come vogliamo, potremo nascondere le insegnanti e gli insegnanti dietro maschere e inibire quella socialità che ne favorirà lo sviluppo, tanto loro non si accorgeranno di niente. Non è vero!

Stanno cercando di farci accettare qualcosa che è inaccettabile, anche attraverso la vecchia, ma sempre tristemente efficace, strategia del divide et impera.


Chiunque accetterà quello che ci viene proposto, potrebbe rendersi COMPLICE di una politica distruttiva che sta privando chiunque. Non c’è bisogno di distinguere le scuole per grado e fare la lista dei danni. L’individuo si sviluppa per tutta la durata della vita, anche gli anziani sono stati annichiliti e impauriti dai provvedimenti del governo – anche se, naturalmente, i più piccoli, a queste condizioni, saranno i più colpiti.

A ben vedere, qualsiasi persona capirebbe che, accettando oggi le mascherine, gli strumenti e le procedure che ci vengono imposte, non ce ne libereremmo più.

Accettare oggi queste condizioni significa portarsele dietro per l’avvenire. 


Potrebbe un futuro provvedimento assicurare che il “pericolo” da un giorno all’altro è sparito? No


I famosi banchi monoposto saranno smantellati una volta passata l’“emergenza”? No
Ecco che la misura eccezionale diventa abitudine, consuetudine, triste quotidianità. 

In base alle “Linee guida”, ad oggi, qualsiasi bambino, ma anche qualsiasi insegnante, qualsiasi membro del personale ATA e perfino ogni dirigente scolastico, qualora manifestasse sintomi di malanni stagionali: tosse, mal di gola, raffreddore o anche febbre, sarà passibile di essere sottoposto a tampone. 


A fronte di cose normalissime, come una banale influenza o raffreddore, la scuola rischia di naufragare diventando un lazzaretto: un insegnante con il raffreddore starà a casa 14 giorni così come il bambino con la tosse; il dirigente scolastico dovrà demandare e delegare per un banale colpo d’aria che gli ha causato un po’ di raucedine.

Ovviamente qualora si decidesse di fare tamponi ad ampio spettro su tutta la popolazione della struttura scolastica si rischierebbe, di fatto, la chiusura per “focolaio”, termine quanto mai vago che non definisce quantitativamente gli individui colpiti, ma muta a seconda della necessità del momento di incutere paura.

Oltre all’evidente caos che verrebbe a nascere nei gruppi di bambini e studenti di ogni ordine e grado, si aggiungerebbe anche la non-regolarità della presenza educante, la didattica a singhiozzo, la socializzazione scarnificata, l’empatia svilita, la creatività offesa, lo sviluppo cognitivo mutilato anche da una didattica a distanza che si è dimostrata insufficiente ed inefficace rispetto ai bisogni di contesto che i bambini e i ragazzi hanno.


Nel suo Manuale di psicologia dello sviluppo, Lavinia Barone dedica tutto il secondo capitolo a “I contesti elettivi dello sviluppo: la famiglia e la scuola”.

La scuola, accanto alla famiglia, è il luogo dell’istruzione che si fa educazione, è il luogo dello stare insieme e del condividere, il luogo del confronto e della cooperazione, il luogo della rottura e della ricomposizione.

È il luogo in cui il bambino della scuola dell’infanzia, forse per la prima volta, scopre l’esistenza dell’Altro, si sente parte di qualcosa, di un gruppo, di un progetto, di un gioco; scopre di essere qualcosa oltre sé stesso, nel momento del suo esserci con l’altro; così il giovane che, nel confronto di idee e, soprattutto, di esperienze dell’età adolescente, ritrova sé stesso e si ridefinisce nel gruppo, dopo la crisi fisiologica di identità, che deriva dalla rottura con le figure genitoriali. 


Voi Dirigenti conoscete benissimo questi temi; voi Maestri – che lavorate sul campo – siete consapevoli dei danni che le “Linee guida” andranno a causare, nel vostro lavoro quotidiano e nello sviluppo dei bambini e dei ragazzi che accompagnate.

Anche noi genitori dovremmo conoscere questi temi. Forse meglio dei dirigenti e del corpo insegnanti, dovremmo avere consapevolezza dei rischi che corrono i nostri figli andando a scuola in queste condizioni, rischi dei quali, quello del virus (peraltro inattivo nella popolazione pediatrica e adolescenziale) è il minore. 

Il Dirigente si prenda il carico del suo ruolo, che non è quello di fare da passacarte del Ministero, ma quello di dirigere la comunità scolastica, il suo servizio è offerto alle famiglie, ai bambini e ragazzi che frequentano le strutture scolastiche.

Che si interroghi, allora, come persona su ciò che è corretto fare, non per questo anno scolastico, ma per il futuro dei giovani e giovanissimi che accoglie. Non siete soli! 

Coinvolgete le insegnanti e gli insegnanti, coinvolgete le famiglie, parlate, discutete e vagliate le informazioni, confrontatevi, dialogate, ricreate quella comunità pensante che è stata impaurita e azzittita, intessete rapporti voi in prima persona, per riscoprirne l’importanza per i bambini.


Cercate e trovate soluzioni su misura, anche volesse dire avere una procedura diversa per ogni classe, tornate ad accogliere altrimenti la scuola, già derubata e depauperata di speranza, rischia, questa volta, la fine totale. 

Di fronte ad una prospettiva procedurale, in cui i bambini e i ragazzi spariscono, in cui si pensa di poter far di loro ciò che si vuole senza conseguenze, in cui si cerca solo il riparo istituzionale delle “Linee guida” (redatte da chi?) l’invito di Ivan Illich a Descolarizzare la società sarebbe allora l’unico a meritare attenzione:  “

l’apprendimento è la realtà umana che ha meno bisogno di manipolazioni esterne. In massima parte, non è il risultato dell’istruzione, ma di una libera partecipazione a un ambiente significante”. 

Purtroppo l’ambiente che ci si prospetta sarà, invece, totalmente insignificante e, siccome nei tempi in cui viviamo non è più consentito demandare ma la parola d’ordine deve essere riappropriarsi, dobbiamo smettere di trasferire le nostre responsabilità genitoriale, educativa e formativa all’Istituzione. L’assistenzialismo indiscriminato ha come unica garanzia il regresso sociale.

Rivendichiamo, allora, il diritto che i nostri figli hanno di riceve un’istruzione sana, svolta in condizioni umane, in un contesto accogliente e rispettoso dell’individuo, in cui il “buongiorno” non sia una pistola puntata alla fronte e un impiastro chimico per le mani, che farà credere a tutti di essere malati e sorvegliati; chiediamo particolare attenzione alle relazioni umane, alla gestione emotiva e alla socializzazione, all’empatia, allo scambio, al dono, elementi fondamentali per lo sviluppo e la crescita dei nostri ragazzi! 


Vi chiediamo di essere uniti come comunità educante, di prendere decisioni coraggiose, contro corrente, di essere sovversivi, di fare scelte consapevoli e intrise di amore per chi ha diritto ad avere ancora un futuro.

Anche i bambini sanno che negli ultimi duecento anni si è divenuti rivoluzionari (…) sempre e solo per domanda di senso, richiesta di prospettiva e reazione all’ingiustizia, alla diseguaglianza ed all’insicurezza”. (Costanzo Preve)


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PICCOLE STORIE PER L’ANIMA

IL NARRATORE

C’era una volta un narratore. Viveva povero, ma senza preoccupazioni, felice di niente, con la testa sempre piena di sogni. Ma il mondo intorno gli pareva grigio, brutale, arido di cuore, malato d’anima. E ne soffriva.

Un mattino, mentre attraversava una piazza assolata, gli venne un’idea. <<E se raccontassi loro delle storie? Potrei raccontare il sapore della bontà e dell’amore, li porterei sicuramente alla felicità>>. Salì su una panchina e cominciò a raccontare ad alta voce. Anziani, donne, bambini, si fermarono un attimo ad ascoltarlo, poi si voltarono e proseguirono per la loro strada.

Il narratore, ben sapendo che non si può cambiare il mondo in un giorno, non si scoraggiò. Il giorno dopo tornò nel medesimo luogo e di nuovo lanciò al vento le più commoventi parole del suo cuore.

Nuovamente della gente si fermò, ma meno del giorno prima. Qualcuno rise di lui. Qualche altro lo tratto da pazzo. Ma lui continuò imperterrito a narrare.

Ostinato, tornò ogni giorno sulla piazza per parlare alla gente, offrire i suoi racconti d’amore e di meraviglie. Ma i curiosi si fecero rari, e ben presto si ritrovò a parlare solo alle nubi e alle ombre frettolose dei passanti che lo sfioravano appena. Ma non rinunciò.

Scoprì che non sapeva e non desiderava far altro che raccontare le sue storie, anche se non interessavano a nessuno. Cominciò a narrarle ad occhi chiusi, per il solo piacere di sentirle, senza preoccuparsi di essere ascoltato. La gente lo lasciò solo dietro le palpebre chiuse.

Passarono così degli anni. Una sera d’inverno, mentre raccontava una storia prodigiosa nel crepuscolo indifferente, sentì che qualcuno lo tirava per la manica.

Aprì gli occhi e vide un ragazzo. Il ragazzo gli fece una smorfia beffarda: <<non vedi che nessuno ti ascolta, non ti ha mai ascoltato e non ti ascolterà mai? Perché diavolo vuoi perdere così il tuo tempo?>>.

<<Amo i miei simili>> rispose il narratore. <<per questo mi è venuto voglia di renderli felici>>. Il ragazzo ghignò: <<Povero pazzo, lo sono diventati?>>.

<<No>> rispose il narratore, scuotendo la testa.

<<Perchè ti ostini allora?>> domandò il ragazzo preso da una improvvisa compassione.

<<Continuo a raccontare. E racconterò fino alla morte. Un tempo era per cambiare il mondo..>> Tacque, poi il suo sguardo si illuminò. E disse ancora: <<Oggi racconto perché il mondo non cambi me>>.

<<Dio è dentro il nostro cuore per dirti che devi essere bravo>> scrive una bambina nel quaderno di catechismo.

La catechista le domanda: <<e se una bambina non lo ascolta?>>. La bambina sgrana gli occhi e risponde tranquilla: <<oh, lui ripete>>. Per questo ostinatamente, nonostante tutto, anche Dio continua a raccontare la sua storia.

BRUNO FERRERO si occupa di pedagogia religiosa ed è autore di libri educativi, come i VOSTRI FIGLI HANNO SOLTANTO VOI, e di una fortunata serie di raccolte di narrazioni, come LA MORTE RACCONTATA AI BAMBINI, TANTE STORIE PER PARLARE DI DIO, MA NOI ABBIAMO LE ALI, I FIORI SEMPLICEMENTE FIORISCONO.


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LA PRIMA SCUOLA PARENTALE: Maria maestra di Gesù, Giuda e Giacomo

Volume I capitolo 38 MARIA VALTORTA

La prima scuola parentale la spiega benissimo Maria Valtorta

(Maria Valtorta: https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Valtorta)

 29 ottobre 1944

  Dice Gesù: 
   «Vieni, piccolo Giovanni, e vedi. Retrocedi, tenuta dalla mia mano che ti conduce, negli anni della mia fanciullezza. E quanto vedrai dovrà essere inserito nel Vangelo della mia fanciullezza, dove voglio sia messa anche la visione della sosta della Famiglia in Egitto. Metterete così: la Famiglia in Egitto, poi la prima lezione di lavoro di Gesù bambino, poi quella che ora descriverai, la scena della maggiore età (promessa oggi 25-11), ultima la visione di Gesù fra i dottori nel Tempio nella sua 12ª Pasqua. Non è senza motivo anche questo che ora vedrai. Ma anzi illumina punti e rapporti dei miei primi anni e fra i parenti. Ed è un regalo per te, in questa mia festa della Regalità, per te che senti trasfonderti la pace della casa di Nazaret quando la vedi. Scrivi».

Vedo la stanza dove solitamente sono presi i pasti e dove Maria lavora al suo telaio o di ago. La stanza vicina al laboratorio di Giuseppe, di cui si sente il lavoro solerte. Qui invece è silenzio. Maria cuce delle strisce di lana tessuta certo da Lei, larghe un mezzo metro circa e lunghe più del doppio, che mi sembrano destinate a divenire un mantello per Giuseppe.


  Dalla porta aperta sull’orto-giardino si vedono siepi scapigliate di quelle margheritine azzurro-viola che comunemente sono dette «Marie» o «Cielo stellato». Non so l’esatto nome botanico. Sono in fiore, e perciò deve essere autunno. Però il verde è ancora folto e bello sulle piante, e le api, da due alveari addossati ad un muro soleggiato, vanno ronzando, danzando e brillando al sole, da un fico alla vite, da questa a un melograno pieno delle sue tonde frutta, quali già scoppiate per eccesso di vigore e mostranti le collane di rubini succosi, allineate nell’interno dello scrigno verde-rosso a scomparti gialli.

Sotto le piante Gesù giuoca con due bambini su per giù della stessa età. Sono ricciuti, ma non biondi. Uno, anzi, è proprio bruno: una testolina da agnellino nero che fa apparire ancor più bianca la pelle del visetto rotondo, nel quale sono aperti due occhioni di un azzurro tendente al violaceo, bellissimi. L’altro è meno riccio e di un color castano scuro, ha occhi castani e colorito più bruno, ma con sfumatura rosea alle guance. Gesù, con la sua testolina bionda fra i due più scuri, pare già annimbato di fulgore.

Giuocano di buon accordo con dei piccoli carrettini, sui quali sono… mercanzie diverse: foglie, sassolini, trucioli, legnetti. Fanno ai mercanti certo, e Gesù è quello che compera per la Mamma, alla quale porta ora un oggetto, ora un altro. Maria accetta con un sorriso gli acquisti.
  Ma poi il giuoco cambia.

Uno dei due fanciulli propone(Es 32; Nm 27, 12-23; Dt 31-34): «Facciamo l’esodo attraverso l’Egitto.

Gesù sarà Mosè, io Aronne, tu… Maria».
  «Ma io sono un maschio!».
 «Non importa! Fa lo stesso. Tu sei Maria e ballerai davanti al vitello d’oro, che sarà quell’alveare là».
  «Io non ballo. Sono un uomo e non voglio esser una donna. Sono un fedele e non voglio ballare davanti all’idolo».
  Gesù interviene: «Non facciamo questo punto. Facciamo l’altro: quando Giosuè viene eletto successore di Mosè. Così non c’è quel brutto peccato di idolatria e Giuda è contento di esser uomo e mio successore. Non è vero che sei contento?».
  «Sì, Gesù. Ma allora Tu devi morire, perché Mosè muore, dopo. Io non voglio che Tu muoia, Tu che mi vuoi sempre tanto bene».
  «Tutti si muore… Ma Io prima di morire benedirò Israele, e siccome qui non ci siete che voi, benedirò in voi tutto Israele».
  Viene accettato. Ma poi sorge una questione. Se il popolo d’Israele, dopo tanto andare, aveva ancora i carri che aveva nell’uscire dall’Egitto. Le idee sono contrastanti.
  Si ricorre a Maria. «Mamma, Io dico che gli israeliti avevano ancora i carri. Giacomo dice di no. Giuda non sa a chi dare ragione. Tu sai?».
  «Sì, Figlio. Il popolo nomade aveva ancora i suoi carri. Nelle soste se li riparava. Su essi salivano i più deboli e venivano caricate quelle derrate o quelle cose che erano necessarie a tanto popolo. Meno l’Arca, portata a mano, ogni altra cosa era sui carri». La questione è risoluta.

I bambini vanno in fondo all’orto e da là, salmodiando, vengono verso la casa. Gesù è davanti e canta con la sua vocina d’argento dei salmi. Dietro a Lui vengono Giuda e Giacomo sorreggenti una carriolina che è elevata al rango di Tabernacolo. Ma, dato che devono fare anche la parte di popolo, oltre che di Aronne e Giosuè, si sono legati, con le cinture disciolte, gli altri carri in miniatura al piede e avanzano così, seri come fossero dei veri attori.
  Percorrono tutta la pergola, passano davanti alla porta della stanza dove è Maria, e Gesù dice: «Mamma, saluta l’Arca che passa». Maria si alza con un sorriso e si inchina al Figlio, che passa raggiante in un nimbo di sole.
  Poi Gesù si inerpica sul lato del monte che limita la casa, anzi il giardino; al disopra della grotticella si pone ritto e parla a… Israele. Dice gli ordini e le promesse di Dio, indica Giosuè come condottiero, lo chiama a Sé, e Giuda sale a sua volta sul balzo. Lo rincuora e benedice. Poi si fa dare una… tavoletta (è la larga foglia di un fico) e scrive il cantico e lo legge. Non tutto, ma buona parte, e pare proprio lo legga sulla foglia. Poi congeda Giosuè, che lo abbraccia piangendo, e sale più su, proprio sullo scrimolo del balzo. E là benedice tutto Israele, ossia i due prostrati fino a terra, e poi si sdraia sull’erbetta corta, chiude gli occhi e… muore.

Maria, che è rimasta sulla porta sorridendo, quando lo vede rimanere steso e rigido grida: «Gesù, Gesù! Alzati! Non stare così! La tua Mamma non vuole vederti morto!».
  Gesù si alza con un sorriso e corre a Lei e la bacia. Vengono anche Giacomo e Giuda. Anche loro hanno carezze da Maria.
  «Come può Gesù ricordare quel cantico tanto lungo e difficile e tutte quelle benedizioni?», chiede Giacomo.
  Maria sorride e risponde semplicemente: «Ha memoria molto buona e sta molto attento quando io leggo».

  «Io, alla scuola, sto attento. Ma poi mi viene sonno con tutto quel lamentio… Non imparerò mai, allora?».
  «Imparerai, sta’ quieto».

Bussano alla porta. Giuseppe traversa lesto l’orto e la stanza e apre.
  «Pace a te, Alfeo e Maria!».
  «E a voi pace e benedizione».
  È il fratello di Giuseppe con la moglie. Un rustico carro, tirato da un forte ciuchino, è fermo nella via.
  «Avete fatto buon viaggio?».
  «Buono. I bambini?».
  «Sono nell’orto con Maria».
  Ma i bambini accorrono già a salutare la mamma. Anche Maria viene, tenendo Gesù per mano. Le cognate si baciano.
  «Sono stati buoni?».
  «Molto buoni e molto cari. Tutti bene i parenti?».
  «Tutti. Vi salutano e da Cana vi mandano tanti regali. Uva, mele, formaggi, uova, miele. E… Giuseppe! Ho proprio trovato quello che volevi per Gesù. È sul carro, in quella cesta rotonda». La moglie di Alfeo ride. Si china su Gesù che la guarda coi suoi occhi sgranati, lo bacia su quei due lembi di azzurro e dice: «Sai cosa ho per te? Indovina».
  Gesù pensa e non trova. Io dubito lo faccia di proposito, per dar la gioia a Giuseppe di fare la sorpresa. Infatti Giuseppe entra, portando un cestone rotondo. Lo posa al suolo davanti a Gesù, slega la fune che ne tiene a posto il coperchio, lo alza… e una pecorina tutta bianca, un vero fiocco di spuma, appare dormente fra il fieno ben mondo.
  Gesù ha un «Oh!» stupito e beato e fa per precipitarsi sulla bestiola, ma poi si volge e corre da Giuseppe, ancora curvo al suolo, e lo abbraccia e bacia ringraziandolo.
  I cuginetti guardano con ammirazione la bestiolina, che si è svegliata e che alza il musetto roseo e bela, cercando la mamma. La tirano fuori dal cesto, le offrono una manciata di trifoglio. Bruca guardandosi intorno coi miti occhi.
  Gesù continua a dire: «Per Me! Per Me! Padre, grazie!».
  «Ti piace tanto?».
  «Oh! tanto! Bianca, monda… un’agnella… oh!», e getta le braccine al collo della pecorina, pone il capo biondo sulla testolina bianca e sta così, felice.
  «Anche a voi ne ho portate due», dice Alfeo ai figli. «Ma sono scure. Voi non siete ordinati come Gesù e avreste avuto pecore disordinate, se bianche. Saranno il vostro gregge, le terrete insieme e così non starete più a zonzo per le strade, voi due, monelli, a fare a sassate».
  I bambini corrono sul carro e guardano le due altre bestiole più nere che bianche.
  Gesù è rimasto con la sua. La porta nel giardino, le offre da bere, e la bestiolina lo segue come sempre l’avesse conosciuto. Gesù la chiama. Le mette nome «Neve» ed essa risponde belando festosa.


  Gli ospiti sono seduti a tavola e Maria serve loro pane, ulive e formaggio. Mette anche un’anfora con sidro o acqua melata, non so, vedo che è di un biondo chiaro chiaro.
  Parlano fra loro mentre i bambini giuocano con le tre bestiole, che Gesù ha voluto unite per dare anche alle altre acqua e un nome. «La tua, Giuda, si chiamerà “Stella” perché ha quel segno sulla fronte. E la tua “Fiamma” perché ha colore di certe fiamme di eriche morenti».
  «È accettato».
 I grandi dicono (è Alfeo che parla): «Spero avere risolto così la storia delle liti fra ragazzi. È stata la tua idea, Giuseppe, che mi ha illuminato. Ho detto: “Mio fratello vuole una pecorina per Gesù, perché giuochi un poco. Io ne prenderò due per quei ragazzacci, per farli stare un poco quieti e non avere sempre questioni con altri genitori per teste e ginocchia rotte. Un poco la scuola e un poco le pecore, riuscirò a tenerli quieti”.

Ma quest’anno dovrai mandare anche tu Gesù alla scuola. È l’ora».
  «Io non manderò mai Gesù alla scuola», dice Maria recisamente.
È difficile sentirla parlare così, e parlare prima di Giuseppe.
  «Perché? Il Bambino deve imparare per essere a suo tempo capace di subire l’esame di maggiorenne…».
  «Il Bambino saprà. Ma a scuola non andrà. È deciso».
  «Saresti unica in Israele a fare così».
  «Sarò unica. Ma farò così. Non è vero, Giuseppe?».
  «È vero. Non c’è bisogno per Gesù di andare ad una scuola. Maria è stata allevata nel Tempio ed è un vero dottore nella conoscenza della Legge. Sarà la sua maestra. Così voglio anche io».
  «Voi lo viziate il Ragazzo».
  «Non lo puoi dire. È il più buono di Nazaret. Lo hai mai udito piangere, fare bizze, negare ubbidienza, non avere rispetto?».
  «Questo no. Ma lo diverrà se continua ad esser viziato».
  «Non è viziare tenersi vicino i figli. È amarli con buon senso e buon cuore. Così lo amiamo il nostro Gesù e, dato che Maria è più istruita del maestro, sarà Lei la maestra di Gesù».
  «E quando sarà uomo il tuo Gesù sarà una donnetta paurosa anche di una mosca».
  «Non lo sarà. Maria è una donna forte e sa educarlo virilmente. Io non sono un vile e so dare esempi virili. Gesù è una creatura senza difetti fisici e morali. Crescerà perciò dritto e forte nel corpo e nello spirito. Sta’ sicuro, Alfeo. Non farà sfigurare la famiglia. E poi ho deciso e basta così».
  «Avrà deciso Maria, e tu…».
  «E se fosse? Non è bello che due che si amano siano pronti ad avere lo stesso pensiero e lo stesso volere, perché a vicenda l’uno abbraccia il desiderio dell’altro e lo fa suo? Se Maria volesse cose stolte, le direi: “No”. Ma chiede cose piene di saggezza, ed io le approvo e faccio mie. Ci amiamo, noi, come nel primo giorno… e così faremo finché saremo in vita. Non è vero, Maria?».
  «Sì, Giuseppe. E, mai sia, ma quando avesse uno a morire senza l’altro, ancora ci ameremo».
  Giuseppe carezza sul capo Maria, come fosse una figlia fanciulla, e Lei lo guarda col suo occhio sereno e amoroso.

La cognata interviene: «Avete proprio ragione. Fossi buona io di insegnare! A scuola imparano il bene e il male, i nostri figli. In casa solo il bene. Ma io non so… Se Maria…».
  «Che vuoi, cognata? Di’ liberamente. Tu sai che ti amo e sono lieta quando ti posso far piacere».
  «Dicevo… Giacomo e Giuda sono di poco più vecchi di Gesù. Vanno già a scuola… ma per quel che sanno!… Invece Gesù sa già tanto bene la Legge… Io vorrei… ecco, se ti dicessi di tenere anche loro, quando insegni a Gesù? Io penso che diverrebbero più buoni e più istruiti. Sono cugini, infine, e che si amino come fratelli è giusto… Sarei così felice!».
  «Se Giuseppe vuole, e tuo marito pure, io sono pronta. Parlare per uno o per tre è uguale. Ripassare tutta la Scrittura è gioia. Che vengano».
 I tre bambini, che erano entrati piano piano, sentono e stanno in attesa del verdetto.
  «Ti faranno disperare, Maria», dice Alfeo.
  «No! Con me sono sempre buoni. Non è vero che sarete buoni se io vi insegnerò?».
  I due le corrono vicini, uno a destra, uno a sinistra, le mettono le braccia intorno alle spalle, le testoline sulle spalle, e promettono tutto il bene possibile.
  «Lasciali provare, Alfeo, e lasciami provare. Io credo che non sarai malcontento della prova. Verranno ogni giorno dall’ora di sesta a sera. Basterà, credilo. Io so l’arte di insegnare senza stancare. I bambini vanno tenuti avvinti e distratti insieme. Bisogna capirli, amarli ed essere amati, per ottenere da loro. E voi mi amate, non è vero?».
 Due grossi bacioni sono la risposta.
  «Lo vedi?».
  «Lo vedo. Non ho che dirti: “Grazie”. E Gesù che dirà, vedendo la Mamma persa con altri? Che dici, Gesù?».
  «Io dico(Prv 8,34): “Beati quelli che stanno ad ascoltarla e drizzano la loro dimora presso la sua”. Come per la Sapienza, beato chi è amico di mia Madre, ed Io sono felice che coloro che amo siano suoi amici».
  «Ma chi pone tali parole sulle labbra del Fanciullo?», chiede Alfeo stupito.
  «Nessuno, fratello. Nessun che sia del mondo».
  La visione cessa qui.

 Dice Gesù:
   «E Maria fu maestra di Me, Giacomo e Giuda. Ecco perché ci amammo come fratelli, oltre che per la parentela, per la scienza e per il crescere uniti, come tre tralci sorretti da un unico palo. La Mamma mia. Dottore come nessun altro in Israele, questa dolce Madre mia. Sede della Sapienza, e della vera Sapienza, ci istruì per il mondo e per il Cielo. Dico: “ci istruì”, perché Io fui suo scolaro non diversamente dai cugini. E il “sigillo” fu mantenuto sul segreto di Dio, contro l’indagare di Satana, mantenuto sotto l’apparenza di una vita comune.
  Ti sei beata nella scena soave? Ora sta’ in pace. Gesù è con te».


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INSEGNARE È COMUNICARE

LEZIONE SULLA COMUNICAZIONE

Per capire bene come i media stanno dando una spallata, l’ultimo colpo di grazia al buonsenso della gente, bisogna cominciare a capire che ciò che diciamo ed ascoltiamo è influenzato ed influenzabile in modi di cui pochi sono a conoscenza.

Quando parliamo di comunicazione secondo l’origine etimologica del termine intendiamo il processo e le modalità di trasmissione di un’informazione o di un dato, cioè il modo in cui ci viene offerta una notizia e di conseguenza noi la interpretiamo. Perché nessuno di noi resta totalmente oggettivo quando entra in contatto con un elemento dell’ambiente, ma la sua personalità, conoscenza e cultura forgiano nell’interiorità un’immagine che nasce dal come si vive e valuta quel preciso dato appena acquisito il modo in cui ci arriva l’informazione è determinante per il modo in cui reagiamo ad esso.

Ultimamente i mass media sembrano votati al nichilismo, il telegiornale come i vari rotocalchi, approfondimenti e possiamo dire praticamente ogni programma TV devono dare la loro dose di morti, ammalati, positivi, economie in sfacelo.

Il concetto di comunicazione implica la presenza di soggetti diversi, detti mittente e destinatario che interagiscono, in altri termini si tratta di un’attività che nasce su una collaborazione di entrambi, ma è davvero così?

Colui che riceve il messaggio è consapevole di ciò che sta avvenendo nei suoi confronti ma soprattutto dentro di lui?

Tanti tipi di comunicazione

In psicologia la comunicazione viene intesa come lo scambio di stimoli e risposte tra due o più soggetti di cui una delle forme più diffuse è definibile come narrativa.

Lo stile del comunicatore è in grado di far emergere elementi sottostanti inerenti la sfera personale di chi riceve il messaggio. L’energia personale del parlante, la forma e condizione fisica, lo stato di motivazione e di attivazione dal quale si coglie l’importanza del messaggio che il parlante vuole inviare può portare ad esternazioni emotive che impattano ancora di più sul ricevente.

Paul Watzlawick ed i suoi colleghi nel 1967 hanno introdotto un’importante innovazione nello studio della comunicazione umana in cui si afferma che ogni processo comunicativo tra esseri umani è dotato di due dimensioni distinte:

il contenuto (ciò che le parole dicono)

la relazione (quello che i parlanti lasciano intendere, sia a livello verbale che non verbale, sulla qualità della relazione che intercorre tra loro).

Fino a qualche anno fa quando qualcuno diceva nero voleva dire nero, non verde interpretabile secondo gli umori dei presenti. Invece adesso è tutto fumoso in balia degli stati d’animo e di copioni decisi nell’ombra da registi che non vogliono fare comunicazione come l’abbiamo descritta qualche riga sopra, ma fornire materiale che tocca la pancia delle persone, gli istinti più bassi sulla scala evolutiva spirituale e non informando distorcono il messaggio annullandolo.

Alcune ricerche

La ricerca più recente sui media e la loro influenza si è concentrata sui vari tipi di audience e su come vengano condizionati rispetto alle conoscenze di questioni politiche, economiche e sociali e di conseguenza nella formazione della loro idea di realtà sociale, di identità personale e di quella degli altri, nella loro acquisizione di opinioni e atteggiamenti politici, nel loro uso del tempo libero, nei comportamenti anti-sociali (aggressione, violenza, pregiudizio) e in quelli prosociali (solidarietà, altruismo, etc.). Alcuni ricercatori rimangono scettici o non totalmente convinti che i media abbiano tale potere mentre altri come Noelle-Neumann sono di parere opposto e affermano la loro convinzione che tale potere non solo esiste ma è, a mio parere aggiungo, sempre più indirizzato ad una lettura negativa della realtà.

Per supportare la loro opinione hanno formulato una serie di punti su cui riflettere e che danno uno spaccato di come viene gestita la comunicazione nei vari canali.

La loro ubiquità. I media trovano spazio ovunque e dominano l’intero ambiente informativo, tanto che è pressoché impossibile ignorare un loro messaggio anche con le migliori intenzioni che si possono mettere in atto per evitare di rispondere allo stimolo.

L’accumulazione dei messaggi. Non è tanto il singolo messaggio ad essere incriminabile per gli effetti sul fruitore ma l’accumulo di alcuni messaggi in particolare che se ripetuti costantemente nel corso del tempo rafforzano il loro impatto.

Informazione: come si formano le opinioni degli italiani?

Negli ultimi anni la rivoluzione digitale ha generato un cambiamento epocale nelle forme di comunicazione. Fino a pochi anni fa il sistema comunicativo era imperniato sui mass media, i quali rivolgevano messaggi agli utenti in modo diretto e rivolgendosi ad un gran numero di persone in modo quasi esclusivo.

Con l’avvento dei social network, la configurazione è mutata in un modo che pare irreversibile, lo scambio avviene in maniera orizzontale ed i mass media, pur essendo ancora dei punti di riferimento, non fanno più la parte del leone e, soprattutto, non agiscono più come filtri, sono ora affiancati da soggetti numerosi e capaci di inviare un messaggio diretto ad ogni singolo utente prendendoli però come massa. In questo panorama estremamente vasto, diventa sempre più complicato verificare l’autorevolezza e soprattutto l’attendibilità delle fonti. Da qui nasce anche la pletora delle cosiddette fake news che imperversano in tutto il mare mediatico.

L’Università degli studi Suor Orsola Benincasa, la Fondazione Italiani e il Centro Studi Democrazie Digitali hanno prodotto una ricerca sulla capacità informativa degli italiani e sulla credibilità delle fonti informative. Il risultato è il REPORT INFOSFERA ricco di dati e statistiche in cui si evidenzia il fatto che, secondo il 79% degli intervistati, oggi qualsiasi utente può trovare facilmente le notizie di cui ha bisogno ma questo non comporta una maggiore consapevolezza. Inoltre unita anche ad una più estesa accessibilità delle informazioni rispetto al passato, fa si che gli utenti italiani tendano a costruirsi sempre più dei “palinsesti mediatici” su misura.
La ricerca di informazioni secondo la ricerca passa principalmente per i motori di ricerca, seguiti dal telegiornale, siti web di informazione, quotidiani on line, contenuti postati su facebook, il passaparola, informazioni ricevute nei luoghi di socializzazione tra amici e parenti e chiudono i giornali radio e le applicazioni sui cellulari. Il fatto che 4 di questi sistemi informativi siano offline sta a significare che la rete è sì indispensabile ma anche che non abbia sostituito del tutto le fonti tradizionali.

Nello specifico le informazioni politiche vengono ricavate ancora dai media tradizionali a discapito di quelli on line così come la maggiore influenza riguardo le scelte politiche ce l’hanno i mezzi d’informazione classici.

La rivoluzione dell’informazione sta modificando non solo il nostro modo di interagire con il mondo, ma anche la comprensione di noi stessi: non siamo entità isolate, ma organismi informazionali interconnessi che condividono con agenti biologici e artefatti ingegnerizzati un ambiente globale costituito in ultima analisi dalle informazioni, definita infosfera.

Affidiamo sempre più spesso in misura i nostri ricordi, emozioni, decisioni, compiti di routine e tante altre attività a strumenti digitali che sono sempre più parte integrante delle nostre vite. Gli esseri umani divengono così sempre di più parte dell’infosfera, in quanto organismi informazionali. I social media e i supporti digitali stanno rimodulando le facoltà mentali dell’individuo, il pensiero profondo, l’attenzione e la memoria in primis. Il 69,34% degli italiani registra e memorizza le informazioni di cui ha bisogno sul telefono. Gli italiani non sono più in grado di capire se la propria memoria funziona meglio o peggio, pur rendendosi magari conto che percepiscono che qualcosa in loro è cambiato. Il 16,78% ha problemi di concentrazione.

Vedere con i propri occhi è stato sempre sinonimo di oggettività, ma le nuove tecnologie digitali permettono una tale manipolazione dell’immagine, già allo stadio della sua formazione, che alcuni ricercatori e studiosi della realtà sociologica hanno ipotizzato un futuro, in parte già presente, nel quale le immagini non saranno necessariamente vere.

L’evidenza quale criterio di essere di fronte alla verità ha perso ogni significato. Le immagini virtuali o con qualche supporto di tipo tecnologico sono la maggioranza del panorama a disposizione degli utenti. Ciò ha come prima e principale conseguenza l’indifferenza nei confronti del vero, che ha perso la sua valenza di parametro di correttezza ed equilibrio nei rapporti interpersonali.

La grande massa del pubblico vive l’impatto con l’evento principalmente a livello emotivo e la sua attenzione viene immediatamente sviata da nuove immagini che la coinvolgono in un altro volo della fantasia scambiata per realtà. Viviamo oggi in una società “liquida”, così come è liquida la nostra attenzione ed incapace di curiosità, perché ci manca la capacità di fissare punti fermi e valori e mantenere l’attenzione abbastanza a lungo per portare a termine l’impegno della nostra ricerca. Infine questo modo di affrontare la “fatica” di impegnarsi in lettura e comprensione funge anche da rimozione di contenuti e contraddizioni che non vengono colte quindi oggi chiunque può fare in momenti diversi affermazioni contraddittorie, con la sicurezza che il pubblico non registrerà l’avvenimento.

Quindi tirando le somme siamo in una situazione di precaria obiettività dei giudizi che si formano nella mente delle persone, pieni di certezze granitiche che si sgretolano al primo accenno di dati ufficiali che le inficiano, affogati in un marasma informativo on e offline che ci travolge e non ci informa davvero. Sappiamo tanto e nello stesso tempo non sappiamo niente perché di tutte quelle informazioni non abbiamo padronanza reale e non sappiamo come usarle al meglio, ma solo riportarle da un luogo all’altro del web o della nostra mente, ma le elaboriamo con difficoltà o le dimentichiamo prima che si fissino nel magazzino della memoria perché distratti da altre informazioni che ci arrivano in modo prepotente da ogni parte.

O impariamo a rallentare e riprendiamo un ritmo più naturale o esauriremo tempo ed energie che sfruttate meglio ci permetterebbero di avere padronanza del mondo e del suo scorrere.


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SCUOLA DI IERI E DI OGGI A CONFRONTO

ISTRUZIONI PER L’USO: LE SCUOLE PARENTALI

Una scelta consapevole della famiglia, lo strappo è notevole e per ricucirlo bisogna ritornare alle origini, per ristrutturare si parte dalle fondamenta. Può essere una casa, un progetto, una direzione, qualsiasi cosa bisogna entrarci profondamente dentro e analizzarlo, proviamoci insieme!

Insieme e con il contributo di tutti si possono fare delle grandi cose, più ancora pressa l’urgenza di questa ristrutturazione, l’istituzione “scuola pubblica” ha raggiunto il punto di non ritorno. Il mondo della scuola pubblica è da decenni che versa in una situazione precaria di equilibrio, avvisaglie ce ne sono state tantissime, alcuni esempi il precariato di tantissimi insegnanti, il contratto collettivo di lavoro scaduto, le strutture scolastiche fatiscenti etc. Vi riportiamo lo stralcio di una indagine effettuata nel 2018 (pre covid)

INDAGINE – La scuola italiana non funziona: perché?

La scuola italiana non funziona: perché?”

L’Italia è al 34esimo posto nel mondo per la qualità della sua scuola: il giudizio dei genitori è impietoso, secondo un sondaggio realizzato su 29 Stati 

La scuola italiana è sempre la stessa. Non migliora mai e non prepara adeguatamente i ragazzi al futuro. Dovrebbe avere una visione più internazionale, usare maggiormente la tecnologia, dotarsi di un piano di studi al passo con i cambiamenti. E’ questo il parere dei genitori italiani sul sistema d’istruzione del nostro Paese. La fotografia arriva dalla “Varkey Foundation”, l’ente benefico per l’istruzione globale, che ha intervistato oltre 27.000 genitori di 29 Stati, producendo il report più completo mai condotto fino ad oggi sugli atteggiamenti dei genitori di tutto il mondo in relazione all’istruzione dei propri figli ed al loro futuro.

La scuola italiana nel giudizio dei genitori

Il quadro che ne esce sull’Italia è a tinte fosche. Solo un genitore italiano su cinque (21%) ritiene che gli standard educativi della scuola siano migliorati negli ultimi dieci anni. È il quarto valore più basso, insieme al Giappone (21%), dopo Russia, Sudafrica (20%), Germania (19%) e Francia (8%). C’è di più: oltre la metà (56%) dei genitori ritiene che gli standard educativi, nello stesso periodo, siano peggiorati.

Mamme e papà bocciano le aule e gli insegnanti italiani: solo il 34% ritiene che la qualità delle scuole pubbliche in Italia sia buona, risultato complessivamente in linea con la classifica dell’indagine PISA che vede l’Italia al 34esimo posto su 70 nazioni. Il 31% considera la qualità dei nostri istituti scarsa o molto scarsa: la cifra più elevata tra le cinque maggiori economie dell’Ue.

I genitori sono decisamente preoccupati per il futuro dei loro figli al punto che il 43% ritiene che la scuola non li prepari adeguatamente al mondo del 2030 e oltre il 72% afferma che una prospettiva internazionale di più ampio respiro sarebbe uno dei tre migliori metodi che le scuole potrebbero adottare per preparare meglio i ragazzi.

Perché la nostra scuola non funziona?

Di fronte a questi dati dobbiamo porci qualche interrogativo: come mai mamme e papà hanno perso fiducia nei nostri insegnanti? Perché la scuola non rappresenta più un’istituzione alla quale affidare i propri figli senza pensieri? Cosa non ha funzionato in questi anni nel nostro sistema d’istruzione?

La notizia arrivata dal Friuli ci aiuta a comprendere perché i nostri genitori guardino con diffidenza ai docenti: tre candidati su quattro al concorso per la scuola dell’infanzia non sono stati ammessi all’orale a causa degli errori ortografici negli scritti: “per evitare che tutto fuoriesce”, sono sparite le “acca”, le doppie, la concordanza tra soggetto e verbo e la consecutio. Non solo. I futuri maestri nei loro temi hanno sostituito i “perché” con i “xché” e abbreviato i “comunque” con le tre consonanti “cmq”.

Ad aumentare l’immagine negativa della classe docente sono i tanti maltrattamenti subiti dai bambini. L’ultimo caso di una lunga serie si è registrato alla scuola statale dell’Infanzia “Trilussa” di via Turati a Pomezia, in provincia di Roma, dove tre maestre sono state arrestate dai Carabinieri su mandato della procura di Velletri con l’accusa di aver sottoposto alcuni bambini, di età compresa tra i 3 e i 5 anni, a reiterati atti di violenza fisica, morale e psicologica, umiliandoli, con vessazioni e insulti di vario genere, di fronte all’intera classe. I fatti di violenza si sono registrati soprattutto nelle scuole dell’infanzia ma hanno coinvolto anche primarie, scuole medie e superiori dove qualche professore attraverso lo strumento della chat ha abusato di ragazze minorenni.

I maestri devono fare anche gli educatori

Siamo di fronte ad una crisi della professionalità di maestri e professori. In questa fase complessa della società dove i bambini e i ragazzi sono sollecitati da diversi fattori esterni alla famiglia (Internet ad esempio), mamme e papà chiedono ai docenti di non essere solo preparati (e non sempre lo sono), ma anche di saper fare gli educatori. Non basta più avere in tasca una laurea in lettere o in matematica per poter insegnare in una scuola secondaria di primo o secondo grado.

Negli ultimi anni gli italiani che hanno figli hanno riposto le loro speranze nella “Buona Scuola” ma sono rimasti delusi. D’altro canto la riforma targata Giannini-Fedeli ha introdotto qualche novità significativa ma non ha toccato i nodi cruciali della scuola: le medie, che restano l’anello debole del sistema; la revisione dei cicli; la formazione degli insegnanti e il ricambio generazionale.

I nostri insegnanti sono i più vecchi d’Europa

Partiamo da quest’ultimo dato: i nostri insegnanti sono i più vecchi d’Europa, con il 57,2% di ultracinquantenni, a fronte di una media europea del 36%. È significativa e preoccupante la crescita esponenziale dei docenti ultra 60enni, che hanno raggiunto il 18% contro la media Ue di appena il 9%. Nelle scuole dell’infanzia dove avvengono la maggior parte dei maltrattamenti lavorano maestre che da oltre quarant’anni si dedicano ai bambini. Spesso si tratta di persone prive di qualsiasi sostegno e di qualsiasi aggiornamento.

E’ chiaro che nella scuola dell’infanzia servono risorse umane giovani sia dal punto di vista fisico che psicologico. Come può una 62enne rincorrere un bambino di tre anni? La nostra scuola non ha bisogno di nonni e mamme ma di professionisti. I genitori chiedono una scuola nuova, moderna: il 65% auspica una maggiore attenzione alla preparazione dei figli nell’utilizzo di tecnologie nuove ed emergenti; il 53% una maggiore enfasi sui nuovi tipi di carriere, impieghi e competenze necessarie in vista del futuro; il 46% maggiore preparazione su competenze non convenzionali o “soft” che saranno indispensabili in futuro.

Saremo capaci di costruire una scuola diversa? Credo che questo cantiere debba essere aperto al più presto e con la partecipazione critica di mamme e papà.

Iniziamo con il concentrarci ad attrezzare presso il nucleo di origine della famiglia una bolla di respiro per riprenderci il ruolo di educatori primari dei nostri figli.

Segue uno schema delle linee guida rilasciato dalla FEDERAZIONE RINASCIMENTO ITALIA

Scuola parentale non come ultima ratio, ma PRIMA RATIO da fare subito prima che i nostri figli ne ricevano traumi e ferite profonde che si vanno ad iscriversi nell’anima.


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IL TESORO COLLETTIVO

MACRON presidente francese ha detto chiaramente che la scuola della repubblica mira a proteggere i bambini dalla religione.

Questo è il NATURALISMO massonico nella sua forma più riconoscibile.

A detto anche “la repubblica è stata costruita intorno alla scuola, che forma più degli individui, ALLEVA i cittadini, plasma le menti libere”.

NON HO PAROLE!!!….È guerra dichiarata il campo di battaglia il terreno vergine delle menti dei nostri figli. Ci considerano allevamenti e come tale si arrogano il diritto di decidere di fare e disfare per ogni cosa.

I genitori dove sono? Dobbiamo crescere! Dobbiamo sempre di più responsabilizzarci nei fatti, nell’azione, tenendo sempre al centro il cuore. Cosa possiamo fare per contrastare questo nulla che avanza? La problematica è enormemente più vasta.

Costruire una società senza anima, tutti cloni di un essere perfetto costruito da loro. Adesso siamo arrivati alla fine. L’umanità deve necessariamente fare il salto prendendo consapevolezza che questa realtà è prossima alla deframmentazione, ho usato un termine volutamente riferita ai computer, perché è proprio questo che sperano, macchine senzienti, che a comando ubbidiscono, senza potere critico, senza capacità dialettica, tutti uguali come mandrie da allevamento.

Loro identificano il TESORO COLLETTIVO le nuove generazioni e noi vecchie generazioni che cosa identifichiamo? Ci riconosciamo custodi di una tradizione plurimillenaria dove i valori morali, etici, di fratellanza era il nostro pane quotidiano?

Non ci hanno impiegato molto, qualche generazione per cancellare questo HUMUS sub strato di vita dove seminare e coltivare le nuove piantine per una umanità che porta l’equilibrio nella circolarità dell’essere e non un sistema piramidale dove io sono dio, premessa questa ineluttabile per la sua fine……


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riferimenti:

https://www.lifesitenews.com/blogs/france-moves-to-ban-homeschooling-in-2021/

https://www.databaseitalia.it/la-francia-decide-di-vietare-lhomeschooling-dal-2021/

VISIONE PROFETICA in tempi non sospetti

Gentile concessione della Dott.ssa Antonella Tinunin, relazione che accompagna la richiesta dell’esame di verifica dell’apprendimento della bambina Sara istruita non a scuola ma a casa. Questa relazione è stata redata il 6 marzo 2018 e come potete leggere ci sono già tutte le avvisaglie di quello che in modo drammatico viviamo in questo periodo con le distorsioni covid. Faccio un appello accorato a tutte le famiglie che hanno bambini in età scolare, prendete in seria considerazione la possibilità di istruire i vostri figli in modo parentale.

Telefonateci! Scriveteci! Chiedete!

insieme troviamo una soluzione a questa piaga che si è abbattuta sull’umanità intera. Insieme si può e si deve per le future generazioni.

Dott.ssa Tinunin Antonella

Gradisca d’Isonzo 6 marzo 2018

A fronte della richiesta in merito all’impatto psicologico dovuto all’esame di verifica dell’apprendimento scolastico in regime di educazione parentale, fermo restando l’obbligo di legge riguardo la necessità di riscontro dell’effettivo compimento di suddetta istruzione, ritengo sia utile sottolineare alcuni punti da tenere in considerazione.

Le famiglie che hanno scelto di avvalersi di questo approccio educativo, considerato il dispendio di tempo ed energia che questo comporta in termini di tempo ed organizzazione familiare, lo hanno deciso per un chiaro approccio all’educazione dei figli che comporta il minimo stress possibile accompagnato alla possibilità di condivisione del percorso di crescita del minore in modo più coinvolgente rispetto alla scuola pubblica.

Inoltre questo tipo di insegnamento permette più momenti di incontro con la realtà potendosi svolgere anche con attività all’aperto, intensificando il contatto con la natura e permettendo l’innato aprirsi alla socialità del bambino a dispetto di quello che si potrebbe pensare dato che esso viene svolto all’interno di un numero molto più esiguo di partecipanti (talvolta la singola famiglia).

In merito agli esami la richiesta che i bambini della scuola parentale siano costretti ad adempiere a questa incombenza al termine di ogni anno trovo sia un fattore di stress non tanto per la verifica in sé ma per la modalità con cui si richiede di svolgerla dato che contrasta con le basi della scelta fatta proprio per offrire ai bambini un sistema d’apprendimento più morbido e in sintonia con le loro capacità di apprendimento spontanee.

I fattori di stress andrebbero ridotti al minimo nella vita di ognuno, in particolare in età evolutiva e le situazioni che possono generare ansia andrebbero sostenute e non incentivate per adempiere ai protocolli che non sempre tengono conto di aspetti emotivi e criticità del percorso evolutivo.

Secondo un’indagine svolta negli USA il 72% dei bambini mostrerebbe comportamenti negativi legati allo stress causato da pressioni scolastiche in primis, bullismo e impegni extra scolastici troppo numerosi e fatti vivere in modo troppo competitivo al bambino che non ha ancora le risorse formate per far fronte a tante sollecitazioni.

Viene definito stress infantile tutta quella sintomatologia che colpisce bambini di ogni età e si identifica con segni fisici e psicologici quali improvvisi mal di testa, problemi del sonno, tics e talvolta vere e proprie crisi d’asma ed episodi di balbuzie. Sul piano psicologico si mostra con progressiva perdita della fiducia in se stessi, svalutazione del proprio mondo, difficoltà di relazione coi compagni o coi familiari e mutamenti repentini del carattere. Una delle principali cause identificate con certezza è la scuola con la sua inevitabile pressione a causa dei risultati richiesti, la paura di essere giudicati diversi o non all’altezza a cui si sommano tutti i piccoli stress della quotidianità di ogni famiglia.

Lo stress influenza lo sviluppo cerebrale del bambino anche molto piccolo, può modificare i circuiti cerebrali e in particolare le connessioni cerebrali fondamentali per il ragionamento, la pianificazione e la risoluzione dei problemi nonché la regolazione delle emozioni e l’attenzione così importanti per il successo accademico.

L’esposizione precoce a stimoli stressanti come ad esempio un cattivo rapporto con gli insegnanti o i coetanei, è in grado di alterare negativamente la sensibilità del soggetto ai successivi stimoli anche di modesta entità che scateneranno risposte ansiose anche notevoli.

Su soggetti di età e maturità adeguate uno stress lieve viene sopportato bene e addirittura fortifica la personalità una volta affrontato e risolto, ma se riversato su bambini con minori risorse può portare a sviluppare sentimenti di inadeguatezza e maggiore fragilità.

La scelta dell’educazione parentale si basa sul desiderio di accompagnare lo sviluppo naturale del bambino verso l’apprendimento degli strumenti che gli permetteranno di muoversi nel mondo senza forzature e senza obbligarli allo stress delle verifiche.

Non sempre chi è incaricato di esaminare i bambini è in linea con l’approccio diverso di una scuola parentale e il materiale utilizzato per le valutazioni usa un modello standard; si prenda in considerazione ad esempio il ricorso ai test a risposta multipla o allo stesso libro di testo, tutti strumenti che i bambini della scuola parentale non utilizzano. Sarebbe utile presentare il lavoro svolto nel corso dell’anno attraverso i quaderni, slides, lavori manuali, video e materiale fotografico composto magari assieme al bambino integrando con un approfondimento a piacere o un breve colloquio.

Nel caso in cui il ritiro dalla scuola pubblica si sia verificato per motivi che hanno a che vedere con un disagio psicologico o difficoltà nell’apprendere con un metodo classico a maggior ragione si renderebbe necessario non sottoporre i bambini che studiano in modo alternativo, ad uno stress che li riporti in contatto con l’ambiente dove si è originata la difficoltà stessa.

Visto che ci sono gli spazi per trovare una mediazione si rimanda al buon senso nell’interesse esclusivo dei minori interessati.

In fede

Dott.ssa Tinunin Antonella


PRIMI PASSI: UNA SCELTA CONSAPEVOLE DELLA FAMIGLIA

✔️ RESTAURARE LA SCUOLA CON FONDAMENTA CATTOLICHE

✔️ INSERIRE UN FILO CONDUTTORE CATTOLICO IN TUTTE LE DISCIPLINE

✔️ FORMARE L’UOMO DELLA NUOVA TERRA

➡️ L’ISTRUZIONE É OBBLIGATORIA NON LA SCUOLA


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ECCO IN COSA CONSISTE LA MISSIONE
✅ RISTRUTTURARE LA FORMAZIONE SCOLASTICA
✅ L’INSEGNAMENTO CATTOLICO COME FILO CONDUTTORE
✅ RIDARE DIGNITÀ ALLE FAMIGLIE
✅ FORMARE I MAESTI DI DOMANI

VIETATO VIETARE

Il 1 ottobre in un comune italiano BUGLIANO in provincia di Pisa ….ho letto la notizia che una dirigente scolastica ha vietato ai bambini di fare il segno della croce… ho verificato nelle liste dei comuni italiani ma il comune di bugliano non è stato ancora istituito… fake news?!? Forse è una triste previsione di quello che succederà davvero se non ci organizziamo noi della vecchia guardia.

Dobbiamo mettere in atto ogni possibile strategia anche con creatività, condivisione, dobbiamo essere travolgenti come un fiume in piena. La battaglia si sta facendo serrata, dobbiamo diventare strateghi, noi siamo i figli della civiltà romana, la creatività e la strategia ce l’abbiamo nel sangue ed allora scaviamo e riconquistiamo queste facoltà.

Noi non ci rendiamo veramente conto di quali grazie e benedizioni abbiamo ricevuto sin dalla nascita nell’essere nati in Italia, culla della civiltà cristiana cattolica. I nostri genitori e nonni erano analfabeta ma sapevano parlare LATINO, riuscite a coglierne il paradosso? Conoscevano le loro radici, le coltivavano, le accudivano attraverso quello strumento primigenio del più umile e bistrattato sacramentale, la preghiera più semplice in assoluto, immediata e risolutiva nei momenti più difficili.

IL SEGNO DELLA CROCE

Strumento quotidiano di presenza e collegamento diretto con Dio. Simbolo delle nostre radici. Bisogna a questo punto della storia incominciare dall’inizio, re-imparare ed entrare nello spirito della nostra anima della nostra cultura, riprendere le basi L’ABC degli insegnamenti partendo da quello più semplice ed umile il SEGNO DELLA CROCE.

Entriamo in consapevolezza in ogni semplice gesto di quello che sottende come simbolo e traduciamolo in azione reale e concreta di unione con il nostro PADRE, con la nostra creazione, con la nostra anima e la nostra essenza, togliendo tutti gli orpelli che questa società corrotta e manipolata sta immettendo nelle nostre coscienze.

Togliamo ogni pietra ed erbaccia dal nostro campo, dalla nostra vigna interiore e con semplici strumenti rivitalizziamo il terreno ri-fertilizziamo il nostro Spirito con la presenza costante e attiva dei nostri pensieri, delle nostre parole e ultime le azioni …iniziamo con quelle del farci ogni momento il segno della croce, simbolo della verticalità che ci trasporta in connessione con le nostre radici e il nostro spirito.

PRIMI PASSI: UNA SCELTA CONSAPEVOLE DELLA FAMIGLIA:

✔️ RESTAURARE LA SCUOLA CON FONDAMENTA CATTOLICHE ✔️ INSERIRE UN FILO CONDUTTORE CATTOLICO IN TUTTE LE DISCIPLINE ✔️ FORMARE L’UOMO DELLA NUOVA TERRA

➡️ L’ISTRUZIONE É OBBLIGATORIA NON LA SCUOLA

SCUOLA: VIETATO FARSI IL SEGNO DELLA CROCE

PAROLA DI STUDENTE

PER ME LA SCUOLA È UN LUOGO DI APPRENDIMENTO E DI SOCIALIZZAZIONE

Mi chiamo Ludovica, ho quattordici anni e frequento la prima liceo. Devo dire che in questi quattro giorni di scuola ho faticato un po’ a fare amicizia, cosa per me strana essendo una ragazza molto estroversa, ma date le regole di distanziamento imposte dal governo, mi è difficile anche fare due chiacchiere con i miei nuovi compagni. Per me la scuola è anche un momento di socializzazione e per instaurare nuove amicizie, oltre all’istruzione che in sé dovrebbe dare.

Questo è uno dei motivi per cui vorrei tornare alla scuola normale, ovvero quella pre lockdown.

Un altro motivo è che non si possono neanche più fare lavori a gruppi o a coppie, cosa che potrebbe aiutare sia per farci conoscere meglio, ma soprattutto aiuterebbero gli alunni in difficoltà.

Fin dal giorno che mi è stato possibile, al banco ho tenuto la mascherina sotto la bocca, cosa assolutamente legale e che non va contro nessuna regola. Alcuni professori mi hanno ripreso, non in malo modo fortunatamente, perché appunto non tenevo la mascherina sopra il naso. Diversi docenti hanno detto in classe che potremmo tenere la mascherina giù, ma LORO preferirebbero che noi la tenessimo su, quando sono loro i primi che giustamente se la tolgono perché fanno fatica a respirare.

Parlando sempre di professori, in questo momento me ne mancano quattro, di tre non so nemmeno il nome e una si è data in malattia…

Riguardo l’intervallo mi permetto di dire che è una grandissima baggianata. Dovremmo restare a sedere per tutto il tempo, quindici minuti nel mio istituto, senza poterci alzare se non con la mascherina che ci copre il viso.
Non possiamo nemmeno fare un giro per la scuola o per il cortile per andare a sgranchirci le gambe.
Ma la parte bella arriva nel momento in cui durante le lezioni ci obbligano praticamente a tenere la mascherina alzata, mentre all’uscita, dove più o meno cento alunni escono contemporaneamente allo stesso orario, non controllano neanche se usiamo le protezioni, se siamo distanziati e altre cavolate varie.

Non so se preferisco andare a scuola con questa modalità che la DAD, non credo che nessuna delle due possa insegnare qualcosa a noi alunni.


Per me la scuola, come detto precedentemente, è un luogo di apprendimento e di socializzazione, ma credo che tutti e due gli aspetti in questo momento siano stati dimenticati.

Grazie per l’attenzione e mi scuso per eventuali errori grammaticali.

Arrivederci

Ludovica, grazie per questa saggia riflessione.

Certo è che per poter fare qualsiasi analisi bisogna provare sulla propria pelle l’esperienza.

Non possiamo aggiungere altro a quello che la nostra cara Ludovica ha evidenziato..

Genitori svegliatevi!!! esiste una alternativa validissima a queste barbarie ed è la SCUOLA PARENTALE.. ORGANIZZIAMOCI… NOI CI SIAMO PER QUALSIASI SUPPORTO…

PRIMI PASSI: UNA SCELTA CONSAPEVOLE DELLA FAMIGLIA:

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